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Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
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L'INTERVISTA. Artale: «Il quartiere cambia ma a fatica. Adesso č necessario un piano organico»

Il presidente del Centro Padre Nostro: «Non basta assestare colpi alla criminalitą»

data articolo 02/11/2016 autore Giornale di Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
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Uno degli antichi lavatoi di Brancaccio ristrutturati dal Comune grazie a un finanziamento dell'Unione Europea
Uno degli antichi lavatoi di Brancaccio ristrutturati dal Comune grazie a un finanziamento dell'Unione Europea

«Brancaccio può diventare la perla di Palermo, ma bisogna davvero volerlo». Ne è convinto Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro, che da oltre 20 anni non si stanca di accendere i riflettori sul quartiere di don Pino Puglisi e di sollecitare le istituzioni, colpevoli a suo dire di continuare a «dare le briciole». Addirittura? «Si, in fondo vogliono tenere Brancaccio così, è un po il principio dei Romani: sono io a darti quello che ti serve, e così ti tengo sottomesso». E’ un fiume in piena Artale. E reduce dall’ennesima, durissima polemica con il Comune e con l’assessore Sergio Marino, per il degrado di piazza Anita Garibaldi, luogo “consacrato” al parroco ucciso dalla mafia nel ’93 e beatificato nel 2013. «Ora cominciano a venire i pellegrini, a rendere omaggio e visitare anche la casa museo. E trovano la villetta sporca e vandalizzata. Ma che figura ci facciamo? E soprattutto: è questo il rispetto che portiamo a lui?»

… Stavolta la risposta – con gli interventi del Comune – è arrivata in fretta…
«Si, ora la luce è stata finalmente accesa in via Brancaccio, dopo due anni in cui ci dicevano che bisognava cambiare l’impianto e si rimaneva al buio. E gli operai della Rap sono venuti di serab a ripulire. Ma perché questi interventi non possono diventare “ordinari”»?

… Eppure da quel terribile ’93 in cui padre Puglisi fu ucciso non si può dire che Brancaccio non sia cambiato, che non ci sia più attenzione.
«Non ci sono dubbi che il quartiere è cambiato in questi 23 anni, è un dato sotto gli occhi di tutti. Ma bisogna anche chiarire che c’è voluta molta fatica per chi lavora e opera qui, una fatica enorme, più di quanto sarebbe stato necessario… Sono arrivato che avevo 30 anni, ora ne ho 50 e ancora non capisco perché non si riesca a fare un piano organico per lo sviluppo di Brancaccio. Che, ricordiamo, è il luogo in cui è stato ucciso un prete che è stato riconosciuto martire dalla Chiesa e il cui valore civile è stato sancito dallo Stato che gli ha assegnato la massima onorificenza, la medaglia d’oro.  E’ necessario comprendere che Brancaccio deve diventare un prototipo, un simbolo: se si riesce a fare qualcosa qui, allora si può fare ovunque».

… Il Comune ha appena pubblicato i bandi per l’utilizzo dei lavatoi recuperati. Anche questo è fare qualcosa, no?
«Certo, ma per la verità mi sembra un palliativo. E quelle strutture sono pronte e chiuse da un anno, in attesa che vengano utilizzate. Noi certo parteciperemo alla gara per gestirli, insieme con le altre realtà presenti. Ma manca, anche in questo caso, un vero programma, un piano complessivo di utilizzo che dovrebbe essere indicato dal Comune. E quindi temo che si finirà per usarli per attività “flash” di tanti gruppi e associazioni, con il rischio che nessuno si sentirà davvero responsabile dei locali e di quello che contengono».

… E torniamo al concetto di piano organico…
«E’ un piano che noi abbiamo già pronto, che abbiamo realizzato in sinergia con le scuole, la parrocchia e quel “manipolo” di volontari che dalla morte di padre Puglisi ha scelto di venire qui e continuare la sua opera. Lo abbiamo inviato anche al presidente Sergio Mattarella, e lo avevamo già dato a Renzi quando è venuto, e al ministro Alfano. Riguarda i “tesori” che Brancaccio ha già, dal Ponte Ammiraglio al Castello di Maredolce, alla chiesa di San Ciro. Beni che vanno messi “in rete” e che possono diventare risorse e dare occasione di lavoro e anche a chi vive qui. Il risultato? Assoluto silenzio».

… Da qui gli attacchi alla giunta e all’assessore Marino. E’ stato molto duro con lui, ne ha chiesto le dimissioni…
«Non ce l’ho con Marino, ce l’ho con chiunque non faccia quello che deve fare dentro le istituzioni e non ritenga di sedersi a un tavolo a discutere con chi conosce e opera da tanti anni in certe realtà. E’ vero, le cose si fanno. Ma la gente si chiede: perché ci vuole tanto? A fine anno apriremo finalmente l’ex mulino del sale, che ospiterà un centro aggregativo per anziani. Lo abbiamo ristrutturato ma abbiamo aspettato 15 anni per tutti i permessi. E dieci anni abbiamo atteso per aprire il Centro sportivo polivalente, che è un  gioiello. Mentre qui manca ancora l’asilo nido…»

… Lasciamo per un attimo i difficili rapporti con le istituzioni. Dal centro Padre nostro, osservatorio privilegiato, come ha visto cambiare il quartiere e i suoi abitanti? Il sacrificio di don Puglisi ha almeno accresciuto la sensibilità, la voglia di legalità?
« Beh, se la piazzetta dedicata al beato Puglisi viene continuamente vandalizzata, davanti agli occhi di circa 60 famiglie che hanno le case li, allora vuol dire che molti non hanno capito il suo sacrificio».

… Ma altri si?
«Si, lo hanno capito i tanti che portano i loro bambini al Centro e ci dicono “teneteli li, togliamoli dalla strada”. Abbiamo già 85 bambini per il doposcuola, sono tanti per le nostre forze ma come si fa a lasciarli fuori? E forse il problema maggiore di Brancaccio è la cosiddetta borghesia che ci abita: è stata ferma quando c’era padre Puglisi e ferma dopo la sua morte…».

… Ma la situazione sociale è un po migliorata?
«No, ma questo è un problema generale. Purtroppo è vero che con la mafia la gente campicchiava, e ora non a caso sono cresciuti di nuovo i reati come rapine, furti, scippi. Quando si assesta un colpo alla criminalità, poi devi fare qualcosa per costruire alternative».

… Intanto il quartiere è più collegato al centro grazie al tram.
«Più collegato? Semmai più isolato. E’ murato da un lato, e inoltre se prima potevo venire con un unico bus dalla stazione, ora devo prendere la metro e poi aspettare un altro mezzo… Diciamo che il tram è perfetto per il Forum: ti lascia, si può dire, davanti alle casse».

… Appunto, ora c’è anche il Forum, che un po’ di rivoluzione a Brancaccio l’ha portata.
«Come no? E’ stato come dire alla gente di Brancaccio: restate lì, non venite in via Libertà, lì avete tutto quello che vi serve. Per certi versi è servito a emarginare ancora di più. Ma Brancaccio ha tanti tesori che vanno sfruttati e messi a sistema. Lo ripeto: il progetto c’è, discutiamone tutti insieme e vedrete che in sette anni faremo di Brancaccio la perla di questa città».

di Patrizia Abbate

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