Palermo | 21/10/2017 | 05:04:11
Pagina Facebook Pagina Youtube Google Plus Google Plus
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

«La politica riparta dai pił deboli Le Istituzioni devono rappresentare tutti»

Primo anno di episcopato
L'intervista a Corrado Lorefice

data articolo 06/12/2016 autore Giornale di Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
torna indietro
La politica riparta dai pił deboli. Le Istituzioni devono rappresentare tutti
La politica riparta dai pił deboli. Le Istituzioni devono rappresentare tutti

Cercare il dialogo sempre, con i sacerdoti, con le altre confessioni religiose, con le istituzioni, «perché sono compagno nel ricordarvi che dobbiamo guardare al bene di tutti». Un anno fa monsignor (anzi don) Corrado Lorefice scriveva la storia citando l’articolo 3 della Costituzione nel suo saluto alla città e inserendo anche Peppino Impastato tra i martiri della giustizia caduti per mano mafiosa nel suo discorso di insediamento come arcivescovo di Palermo, il 5 dicembre 2015. Oggi, a dodici mesi di distanza, si sente pienamente parte di questa città, di cui ha imparato a conoscere le grandi potenzialità, ma anche i limiti e le fragilità. Ha portato un vento di cambiamento e di semplicità nelle relazioni che tutti, cattolici e laici, gli riconoscono. La sua agenda è da mesi, ormai, un sudoku di appuntamenti. Un anno vissuto intensamente, che sarà celebrato sabato alle 18, in Cattedrale, in concomitanza con il decimo anniversario della morte del cardinale Salvatore Pappalardo.

…Il suo arrivo a Palermo è coinciso con l’avvio del Giubileo della Misericordia. A un anno di distanza quali immagini porterà con sé?
«Innanzitutto quella del mio arrivo a Palermo e dell’ordinazione episcopale, anche perché ho visto un’appartenenza immediata, ho sentito subito che questo è il luogo e questa è la gente a cui posso donarmi. Ma ho percepito anche questa accoglienza bella nella reciprocità. Ai palermitani è accaduto di vedere nascere il proprio vescovo. Credo che il Signore mi abbia ispirato nello scegliere come luogo di ordinazione lo stesso in cui avrei svolto il mio ministero. Poi penso alla mia prima messa da vescovo all’Ucciardone, all’accoglienza dei migranti al porto, agli incontri con la gente nelle parrocchie, ma anche a tanto lavoro svolto nel silenzio per tentare di dare risposte ai problemi enormi come il bisogno della casa e del lavoro. Dentro di me non ci sono solo ricordi, ma incontri che sempre di più chiedono coinvolgimento. Mi sento veramente coinvolto, nelle gioie della mia gente ma anche nelle ferite».

… Ha imparato a conoscere la città e la diocesi di persona, girandola in lungo e in largo. Quali sono le urgenze?
«Quelle più pastorali sono l’accoglienza dell’invito del Papa a testimoniare e annunziare la bella notizia, il Vangelo, che arriva nella vita degli uomini, che raggiunge i desideri più profondi. Il desiderio e lo chiedo alla comunità e ai miei preti: bisogna ritrovare la passione per il Vangelo, che deve avere il primato nella vita oltre che sulle nostre labbra, perché fa fecondare la presenza dei cristiani nella città degli uomini. E’ da lì che nasce la ricaduta sociale».

… Lei ha instaurato un rapporto di collaborazione di cordialità con l’amministrazione locale. Cosa chiede alle istituzioni per questa città?
«In ogni situazione ci vuole il dialogo, anche con le istituzioni, che devono rappresentare non un interesse particolare, ma il popolo, la gente, il cuore della città, i vissuti di chi vi abita. Certo, una città umana ha delle contraddizioni. Vi alberga anche il male, vi sono oppressione, concentrazioni di potere, il male che diventa mafia. Se in una città c’è chi sta bene e c’è chi sta male, le istituzioni devono impegnarsi perché tutti siano a loro agio. Bisogna ripartire dalle frange più deboli, la politica si fa a partire dal basso. Non sono il novello Savonarola della politica, voglio invece coinvolgere tutti, a 360 gradi. E in questo anno abbiamo sperimentato gioia nel lavorare assieme, nelle circoscrizioni, nei tavoli di lavoro sui senza casa o sulle ipab, capiscono che opero per il regno di Dio, che sono compagno nel ricordare che dobbiamo guardare al bene di tutti.».

… Ha lavorato molto sul fronte ecumenico e del dialogo interreligioso, tanto da conoscere ormai tutti i rappresentati per nome. Una simile apertura cosa significa per Palermo?
«Qui c’è già un cammino che ho trovato e ho cercato di portare avanti, perché le culture che vivono a Palermo sono una ricchezza. Non voglio seguire la via che l’altro incute paura e porta a difendersi, ma che esiste con la sua peculiarità; non è un nemico ma una ricchezza, anche se ciò comporta la fatica. E’ la prova di quello che dice Papa Francesco: la realtà è più grande dell’idea. Oggi possiamo chiamarci soprattutto amici, c’è gioia di incontrarsi, di mangiare insieme. Il pastore Peter Ciaccio, in occasione della mia visita alla chiesa Valdese, aveva portato tre sedie uguali e mi aveva detto: “ Sono quelle della mia cucina. Oggi le usiamo in chiesa, dopo l’estate mi piacerebbe usarle per mangiare insieme”. E questo è accaduto. Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare lo stesso Vangelo con le altre confessioni cristiane, oppure di condividere con ebrei e musulmani quella che è la ricchezza delle loro religioni. L’idea di dire che Dio non può avere mai il volto della violenza è un annuncio enorme che combatte chi vuole strumentalizzare tensioni tra le religioni, nascondendo ben altri interessi».

… Ci sono stati scandali che hanno attraversato anche la Chiesa cittadina, penso ad alcuni arresti e indagini per pedofilia e violenze. Cosa fare per avere un clero più formato?
«Siamo figli di questa società, con le potenzialità e fragilità di questo nostro mondo, che ci rende alienati. I preti sono i figli di ogni tempo. Si tratta di operare un vero discernimento, di scoprire qual’e il motivo che ci porta al seminario, bisogna rivedere la formazione. E’ significativo che il Santo Padre dedicherà il prossimo sinodo ai giovani, al discernimento vocazionale. Occorre che tutta la Chiesa possa lavorare insieme per questa sfida, anche ripensando l’iter formativo stesso».

…Finita la luna di miele, si saranno manifestate anche critiche e irrigidimenti da parte di pezzi della Chiesa diocesana. Da dove ripartire?
«Si riparte dalla cifra unica che mi vede a Palermo: questa è la mia sposa, devo amarla così com’è, la amo perdutamente, amo le rughe e le fatiche, che ci chiederanno un dialogo, di ritrovare le motivazioni di appartenenza ecclesiale. Sono molto positivo, vedo che è una Chiesa che vuole mettersi in gioco, una “Presenza per servire”, per citare il Convegno delle Chiese di Sicilia del 1985. Sono molto contento, i miei confratelli sentono molto questo clima e mi sostengono».

... Che peso può avere la testimonianza del beato Pino Puglisi nella crescita della Chiesa di Palermo?
«Don Pino era un prete feriale, ha fatto sul serio col Vangelo, come educatore e formatore di coscienze cristiane, tanto da incidere sul territorio stesso. Io lo considero compagno, lo sento vicino anche nei momenti più duri».

tag corrado lorefice tag politica tag istituzioni segnala pagina Segnala commenta articolo
Commenta