Palermo | 18/11/2017 | 05:21:48
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Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
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Benvenuti allo Zen vergogna di Palermo

Ma non č l’unica borgata abbandonata del capoluogo siciliano, tra scuole mai nate, cemento e promesse tradite

data articolo autore Famiglia Cristiana categoria articolo RASSEGNA
 
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Il grande anello urbanistico intorno al centro storico di Palermo è la riproduzione infinita di un gioco di costruzioni tutte uguali, di piccoli vani collocati uno sull’altro, con intorno quasi niente. Questa Palermo di periferia manda ogni mattina nelle sue scuole ragazzi che si siedono nei banchi e ascoltano le lezioni e le poesie e i racconti come provenienti da un altro mondo, già schiacciati in partenza dal cemento armato e dalla disperazione. Così per anni li ha visti arrivare dalle case del quartiere Marinella – fra lo Zen e Sferracavallo – il professor Giusto Catania: «La mia scuola era in parte in uno scantinato e lo è tuttora. Penso spesso ai ragazzi di Marinella, adesso che sono europarlamentare di Rifondazione, li penso con disperazione dall’altro mondo di Strasburgo». A Brancaccio-Sperone sono case popolari il 65 per cento del costruito, ma è tutta gente buona e di cuore: per Gaspare Monte, operatore di quartiere, va bene così, non c’è niente di utopico in un complesso che prevede di ospitare migliaia di persone appartenenti alla stessa classe sociale. E se l’utopia è naufragata ovunque – anche allo Zen di Palermo (quartiere simbolo del degrado), come ammette lo stesso progettista del complesso degli anni ’70, l’architetto Vittorio Gregotti –, a Brancaccio-Sperone si spera «nei servizi che aspettiamo, li avremo presto». Spiega Gaspare Monte: «Non abbiamo un parco giochi per i bambini. Ma abbiamo due campi di calcio che si possono usare solo quando c’è bel tempo e fra poco avremo un asilo nido».

Nemmeno i servizi essenziali

A Falsomiele c’è solo la desolazione urbana: Maurizio Artale è uno dei responsabili del Centro Padre Nostro di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia, ed è nato in queste case, una attaccata all’altra, nel quartiere dormitorio di Falsomiele: «Qui non ci sono nemmeno i servizi essenziali, gli ultimi due erano le poste e la farmacia, e sono stati spostati altrove, a Borgo Ulivia. C’è un solo asilo nido, aperto due anni fa. Il territorio è nota zona di spaccio, il Centro Padre Nostro ha aperto un centro sociale in questo quartiere abbandonato e da tre anni, con le associazioni Green e Zagara e con i fondi del Comune, cerchiamo di togliere dalla strada gli adolescenti».

Dallo Zen di Palermo, dimenticato dai sindaci di Centrodestra e di Centrosinistra, la voce di Rosy Pennino, consigliere di circoscrizione e segretaria della Camera del lavoro del quartiere, denuncia il ghetto di un pezzo di città: «A Parigi gli emarginati sono gli extracomunitari, allo Zen di Palermo si emarginano migliaia di cittadini di serie B. La scuola materna stava in una baracca ed è stata bruciata, quella nuova è pronta da due anni ma è chiusa. L’unico sportello informa-lavoro è stato chiuso. Allo Zen, i pochi e bravi assistenti sociali lavorano nelle baracche in piazza, portate nel 1994. Dalla nostra parte abbiamo un consultorio familiare che è fra i migliori della città e la presenza dell’associazionismo che ci sostiene. Allo Zen c’è anche la foto della vergogna di Palermo, il Giardino delle Civiltà che ancora oggi è una discarica di carcasse e macchine bruciate dove giocano i bambini. È inserito nelle opere pubbliche 2001-2004, abbiamo un dossier di interpellanze e denunce, qualche volta vengono a fare la pulizia straordinaria, ma il giardino resta disegnato, col suo cartello piazzato sull’immondizia».

Delia Parrinello

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