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Teatro, cucina e pet therapy così i detenuti sono meno soli

All’Ucciardone ci si cura con i cani. Al Pagliarelli si producono biscotti.

data articolo 15/06/2017 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Teatro, cucina e pet therapy così i detenuti sono meno soli
Teatro, cucina e pet therapy così i detenuti sono meno soli

Kira e Sara li aiuteranno a guarire dalla depressione, dall’insonnia e dalla solitudine. Sono due cani Labrador di colore nero che nelle scorse settimane hanno fatto il loro ingresso al carcere Ucciardone per stare al fianco di un gruppo di detenuti. Si tratta di un corso di pet therapy – uno dei primi nelle carceri italiane – che punta non solo ad aiutare chi vive in carcere sul fronte della sfera emotiva, ma anche a trasformare chi sta scontando una pena in un “assistente” di pet therapy.
«Ci siamo resi conto – dice Maurizio Artale del centro Padre Nostro che organizza il corso all’Ucciardone – che i detenuti soffrono di molte patologie legate alla mancanza di relazione e di affetti. La pet therapy può aiutare anche a diminuire l’uso dei farmaci, è molto importante».
Così dieci detenuti, insieme con i cani, eseguono diversi esercizi che li aiutano a muoversi e a socializzare. «Anche lanciare una pallina aspettando che il cane la riporti -  dice Nadia Adragna, biologa responsabile del corso – può essere utile come riabilitazione psico-motoria per un detenuto che soffre di depressione e che non ha più voglia neppure di fare movimento. I cani funzionano bene con i bambini autistici, con i down, con i malati di Alzheimer e devo dire che anche con i detenuti stiamo avendo ottimi riscontri».
I detenuti studiano per diventare “assistenti” di pet therapy grazie ad alcune dispense preparate da un ragazzo autistico, Riccardo, che frequenta il centro Padre Nostro. Un piccolo circolo virtuoso che è destinato a coinvolgere sempre più detenuti.
«Tanti detenuti – dice Rita Barbera, direttrice del carcere Ucciardone – mi chiedono di poter incontrare i loro cani, ma qui al momento non è possibile. Non siamo ancora attrezzati. Chissà se ci riusciremo un giorno. Questo corso per loro significa molto perché è un modo per portare i noti benefici dell’entrare in contatto con gli animali e in particolare con i cani all’interno del carcere».
La pet therapy è soltanto l’ultima delle iniziative nate in carcere a favore dei detenuti.
C’è anche il teatro e il cineforum e presto, sempre all’Ucciardone, un progetto per realizzare una lavanderia industriale, un pastificio e una sartoria. Anche al Pagliarelli ci sono già esperienze collaudate per offrire ai detenuti una finestra sul resto del mondo.
Come il laboratorio delle “pupe” del Pagliarelli. Bambole di pezza cucite con materiali riciclabili, realizzate dalle donne in carcere. Oppure la manutenzione ordinaria della struttura affidata a una squadra di detenuti che stanno realizzando le docce dove ancora non ci sono. «Sono attività molto importanti -  dice Francesca Vazzana,direttrice del Pagliarelli – Perché impegnano la popolazione detenuta e offrono un modello di riferimento molto utile a chi sta in carcere».
Anche i ragazzi del carcere minorile Malaspina si danno da fare. Il progetto “Cotti in fragranza” , per esempio, ha avuto un grande successo. Con lo slogan “Se non li gusti non li puoi giudicare”, i giovani detenuti, grazie al supporto della cooperativa Rigenerazioni, hanno lanciato prodotti da forno, diventando così la prima impresa del sud Italia all’interno di un istituto penale minorile. Fiore all’occhiello due biscotti: “Buonicuore” frollino al mandarino, raccolto in terreni confiscati alla mafia a Ciaculli e “Parrapicca” con limone e zenzero. Presto saranno prodotti anche biscotti salati da accompagnare ai vini per l’ora dell’aperitivo. E in città i punti vendita che vogliono i biscotti si moltiplicano. C’è tanta richiesta.

Claudia Brunetto

Fonte: La Repubblica

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