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Don Pino raccontato dai suoi libri

Vocazione e Marx nella biblioteca privata del Beato

data articolo 16/09/2017 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Don Pino raccontato dai suoi libri
Don Pino raccontato dai suoi libri

L’ANNIVERSARIO Don Puglisi raccontato dai libri che leggeva

Leggere, leggere ovunque e ogni cosa. Meglio di notte, quando la sua umile casa di via Anita Garibaldi sprofondava nel silenzio. Lo immaginiamo così Padre Pino Puglisi, seduto alla sua piccola brandina, intento a sfogliare le pagine di un romanzo poliziesco o di un testo di pedagogia. A ventiquattro anni dalla scomparsa, la figura del parroco ucciso da Cosa nostra torna in un volto inedito, quello dell’uomo lettore, esplorato attraverso le sottolineature segnate in quindici degli oltre tremila libri posseduti in vita dal Beato. Lo studio è il progetto della tesi di laurea in Teologia di Maurizio Artale, direttore del Centro Padre Nostro di Brancaccio, per ripercorrere le opere che hanno rappresentato buona parte della storia di Puglisi, oltre che il nutrimento per il suo intelletto e per il suo spirito.
Il patrimonio librario è anche un repertorio bibliografico di notevole rilevanza, dal momento che i libri censiti sono stati tutti contrassegnati e timbrati dagli Ex Libris. In progetto la creazione di un fondo unico che riunisca i testi conservati tra la Casa Museo e il Seminario Arcivescovile, come annunziato dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.

Lo studio/Nell’anniversario della morte

Nella tesi per la laurea in Teologia Maurizio Artale, direttore del centro “Padre Nostro” di Brancaccio, passa in rassegna le frasi significative appuntate dal prete assassinato.

Don Pino raccontato dai suoi libri

Leggere, leggere ovunque e ogni cosa. Meglio di notte, quando il silenzio sprofondava nella sua umile casa di via Anita Garibaldi. Lo immaginiamo così Padre Pino Puglisi, seduto alla sua brandina, intento a sfogliare le pagine di un romanzo poliziesco o di un testo di sociologia, come un lettore sovrastato da montagne di libri in una dimora in cui ogni oggetto era rivelatore di una vita semplice. E semplici erano anche quei parallelepipedi di carta inchiostrata collezionati e utilizzati dal parroco di Brancaccio per indagare e capire la società che con la sua missione cristiana si propose sempre di educare.

A ventiquattro anni dalla scomparsa, la figura di don Puglisi torna in un volto inedito, quello dell’uomo lettore, esplorato attraverso le sottolineature di quindici degli oltre tremila libri posseduti in vita dal Beato. La biblioteca privata del parroco ucciso da Cosa nostra, oggi bene librario accessibile all’interno della Casa Museo a lui dedicata, è  diventata, infatti, il materiale di studio per la tesi di laurea in Teologia di Maurizio Artale, direttore del Centro Padre Nostro; il suo, un meticoloso scritto che passa in rassegna le frasi più significative appuntate da Puglisi sulla vocazione, la catechesi, ma anche su chiesa e marxismo e sulla psicologia applicata ai problemi educativi.

“Signore, donaci il coraggio di comprendere le persone e gli avvenimenti del giorno. Il coraggio dell’iniziativa e di saper attendere i tempi migliori. Il coraggio dell’assiduità al nostro dovere quotidiano “. Questa la preghiera spillata nella prima pagina interna della raccolta dei quaderni spirituali di Gaston Courtois, custodita tra i trecentocinquanta libri presi in analisi da Artale. Una frase che ben incornicia l’intera opera di Puglisi, una tra le tante citazioni, che se rilette di seguito ci restituiscono il disegno di un personaggio curioso e impaziente del mondo, maestro dei giovani e simbolo di una professione del bene a servizio della società.

Gli scaffali, le pareti, il corridoio, i tavoli, tutta la casa era cosparsa di libri: volumi di etica, di pedagogia, di teologia, di astronomia, ma anche proverbi siciliani ed enciclopedie di taglio e cucito, che sottolineava a matita o a penna, appuntando di tanto in tanto brevi note in fondo alla pagina. Perché per parlare con la gente delle strade, quelle ch’egli stesso attraversava ogni giorno per raccogliere storie e sorrisi, bisognava essere esperti di tutto.

“Più conosco l’essere umano, più strumenti ho per parlare con loro “, diceva, e nei libri trovò molte risposte, tanto da divenire un anticipatore di modelli di analisi sociale, come quando somministrò a quattrocento famiglie di Brancaccio un questionario per analizzarne i bisogni, dalle condizioni abitative alle forme di reti relazionali di famiglie e gente del quartiere. Tra i suoi libri c’è anche un saggio sulle problematiche delle donne che lavorano nelle fabbriche, una categoria subordinata, quella femminile, che don Puglisi già negli anni novanta appoggiò nel cammino di lotta alla mafia. Era anche un medico dell’intelletto, precisa Artale, quando ai tanti ragazzi che bussavano alla sua porta regalava libri per trovare risposte ai problemi della vita: una forma di moderna biblioterapia per imparare a curarsi con i libri e promuovere la lettura combattendo la dispersione scolastica.

Uno dei libri più sottolineati è “Vocazione cristiana e ministeri ecclesiali”. Qui colpisce la frase a pagina quattordici “ L’amore si esercita concretamente nel servizio. Per amore fatevi servi gli uni degli altri “, come fece egli stesso nella sua impostazione pastorale di rinnovamento improntata a intervenire tra i bisogni dei cittadini palermitani, dal momento che, come sottolinea ancora a pagina sedici  “ padrone del servizio – cioè della diaconia – è il bisogno, ogni comunità ecclesiale, ad ogni livello, è chiamata a rivolgersi con maggiore urgenza, dove maggiore è il bisogno “.

Non vi può essere vocazione autentica senza una conoscenza di sé e del mondo in cui viviamo, questa la massima guida dell’intera missione di don Puglisi. Per questo nel testo del 1980 “Vivere è rispondere”, don Puglisi sottolineava ripetutamente e con energia la frase “ Lasciare per trovare, rischiare per conquistare “, due frasi che insegnano a vivere gettandosi nel mondo, avendo fede nel prossimo per sperimentare insieme all’altro l’amore di Dio, un amore che, come sottolinea ancora è “ sempre uscire per raggiungere, partire per trovare “. Questa forse la metafora della sua intera vita, un viaggio d’amore verso il mondo, oggi raccontato anche attraverso la selezione delle opere che hanno rappresentato buona parte della sua storia, oltre che nutrimento per il suo intelletto e per il suo spirito. Il patrimonio librario è anche un repertorio bibliografico notevole, dal momento che i libri censiti sono stati contrassegnati e timbrati dagli Ex Libris del Beato, a opera del fratello Franco Puglisi e di sua moglie Angelina Amato.

Si tratta di una collezione da valorizzare, magari in futuro, come già proposto dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, con un fondo unico che riunisca anche i libri custoditi al Seminario Arcivescovile. In questo modo, si darebbe vita a una grande biblioteca a testimonianza del vissuto e del pensiero del Beato, perché i libri, come insegnava il cardinal Bessarione quando donò i codici antichi che oggi costituiscono il nucleo originario della Biblioteca Marciana, hanno una dignità “ tanto grande che, se non ci fossero, noi saremmo rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato “.

Avrebbe concordato anche don Puglisi, il cui ricordo oggi rivive nelle opere dei suoi seguaci, e nella sua biblioteca di testi, luogo di un intimo dialogo tra sé e il mondo, riportato sulle strade dell’amata Brancaccio.

di Marta Occhipinti

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