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Bassetti: padre Puglisi faceva paura alla mafia

LA MEMORIA. A 24 anni dall’omicidio, ieri il parroco di Brancaccio è stato commemorato dal presidente della Cei: predicava l’amore nei territori dominati dalla malavita

data articolo 15/09/2017 autore Giornale di Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
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Bassetti: padre Puglisi faceva paura alla mafia
Bassetti: padre Puglisi faceva paura alla mafia

Il beato sarà ricordato a Palermo con un programma di eventi promosso dai gruppi che hanno raccolto la sua eredità

Alle 10 i ragazzi delle scuole porteranno un fiore sulla tomba di “3P” all’interno della Cattedrale di Palermo, dove alle 18 sarà celebrata una messa presieduta dall’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice.

"Padre Puglisi è stato un prete che faceva paura alla mafia perché predicava l’amore nei territori dominati dalla malavita e smascherava l’orrore, la menzogna e la blasfemia che si celava dietro al codice d’onore mafioso". Il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ricorda con queste parole il martirio del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.

Oggi è il giorno della memoria del sacrificio del beato don Giuseppe Puglisi, che verrà ricordato a Palermo con una serie di manifestazioni che coinvolgeranno l’intera città, ma che continueranno fino al 21 ottobre. Un programma molto ricco, che per la prima volta vede partecipare tutte le associazioni e i gruppi nati sull’eredità di don Puglisi sotto l’ombrello comune della diocesi di Palermo. Alle 10, i ragazzi delle scuole porteranno un fiore sulla tomba di “3P”, all’interno della Cattedrale di Palermo, dove alle 18 sarà celebrata una messa, presieduta dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice.

Alle 21, in piazza Anita Garibaldi, luogo dell’agguato a don Pino mentre rientrava a casa la sera del suo 56° compleanno, si terrà una veglia di preghiera presieduta dal cardinale Bassetti, con momenti di riflessione e performance artistiche.

E in un articolo sull’ Osservatore Romano, il presidente dei vescovi italiani ricostruisce attentamente la figura del parroco di San Gaetano a Brancaccio e la posizione della Chiesa di fronte alla mafia. Ricorda che oggi Padre Puglisi, se fosse ancora vivo, avrebbe compiuto esattamente ottant’anni, ma la sua fine fu decisa molto prima dai boss di Brancaccio, perché “ colpevole “ di predicare e togliere i ragazzi dalla strada.

“Bisogna essere chiari su un punto – dice Bassetti – La mafia non è una criminalità comune, ma un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La mafia è inequivocabilmente fonte di morte. Morte della società, morte del territorio, morte dell’anima delle persone. Le parole che sono state pronunciate dai Pontefici sulla mafia sono chiarissime e non hanno bisogno di dotte interpretazioni teologiche. Vanno semmai imparate a memoria “. Il riferimento è all’anatema di Giovanni Paolo II ad Agrigento, col grido “ mafiosi convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio “, fino alle parole di Francesco a Sibari, quando disse non solo che la malavita “ è adorazione del male e disprezzo del bene comune “ ma che, soprattutto, quegli uomini che “ vivono di malaffare e di violenza “ non sono in comunione con Dio e quindi “ sono scomunicati “.

Ma, ricorda Bassetti, “sarebbe riduttivo definire don Puglisi solo come un prete antimafia, perché egli è stato molto di più. Innanzitutto, un sacerdote. Un prete palermitano che si è fatto annunciatore del Vangelo con semplicità e purezza di cuore. Benchè non fosse un religioso, tutti lo chiamavano “ padre “. E padre è veramente stato per moltissime persone: per i seminaristi, per i parrocchiani, per i poveri, per i suoi giovani. I giovani erano il suo tesoro. Un tesoro da custodire e soprattutto da preservare dagli inganni suadenti e dalle scorciatoie promesse dai malavitosi. In una terra di miseria e disoccupazione, Puglisi intuì che era fondamentale fornire dignità ai poveri partendo dall’educazione “.

E la caratteristica di questo sacerdote era la sua capacità di abitare il territorio. “ Abitava le periferie, viveva le frontiere. In quelle frontiere don Pino viveva quotidianamente. Abitava la frontiera senza paura. Perché la paura porta alla morte, il coraggio porta alla vita “ aggiunge il cardinale Bassetti, ricordando che “ sì, la mafia lo ha ucciso, ma ha perso. Don Pino invece ha vinto e la sua vita è per tutti un esempio “.

LA NOSTRA INIZIATIVA

Da oggi in edicola il docu-film che svela don Pino

Un docu-film che raccoglie la testimonianza di chi ha conosciuto padre Pino Puglisi e di chi, pur non avendolo conosciuto, grazie alla sua opera e al suo insegnamento ha cambiato la propria vita. Parole e volti che compongono due mosaici. Quello delle voci che delineano nel video la figura del beato. E quello del viso del sacerdote ucciso dalla mafia impresso sulla copertina de “ Il sacrificio di un beato “ del regista Francesco Millonzi, che sarà in edicola a Palermo e provincia da oggi col Giornale di Sicilia a soli 5,90 euro più il prezzo del quotidiano. Il docu-film, prodotto dal Centro Padre Nostro, ripercorre la vita del sacerdote e il suo impegno a Brancaccio con un messaggio di fondo: “ Nella povertà padre Puglisi è riuscito a creare un orizzonte di speranza in un quartiere difficile – spiega il regista -. Ciò significa che non bisogna essere ricchi economicamente ma nello spirito e credere in quello che si fa “. Nei 67 minuti del lungometraggio, girati tra le strade di Brancaccio e i luoghi in cui ha operato padre Puglisi, si alternano le voci dei suoi discepoli nella vita e di tutto il quartiere.

di Alessandra Turrisi

tag XXIV anniversario tag martirio tag padre pino puglisi segnala pagina Segnala commenta articolo
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