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Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

VIAGGIO NELLE SCUOLE. l’istututo puglisi ospita 870 alunni nei sei plessi
Don Pino e il cuore di Brancaccio. «facciamo squadra con il suo esempio»

Proseguiamo il viaggio negli istituti comprensivi della citta’. vi racconteremo le storie di studenti e insegnanti, i progetti e i problemi, l’integrazione con il quartiere e le proposte degli alunni per migliorare il luogo a cui studiano. nelle prime 9 puntate abbiamo parlato di Perez – Madre Teresa -, Sperone – Pertini, Monti Iblei, Saladino, Manzoni – Impastato, Maredolce, Alberico Gentile, Vittorio Emanuele e Falcone.

data articolo 18/04/2018 autore Giornale di Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
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Gli alunni della III B con il preside Andrea Tomaselli e un'immagine di padre Pino Puglisi

Se c’è una scuola simbolo di riscatto di Palermo, per la cui nascita si è battuto anche un martire della Chiesa, questa è l’istituto comprensivo Padre Pino Puglisi. E, in particolare, la sede centrale di via Panzera, nel cuore di Brancaccio, tra il ponte Giafar e il centro del quartiere, inaugurata dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in quello storico 13 gennaio 2000.
Il sogno del parroco ucciso dalla mafia quasi 25 anni fa oggi ha raggiunto ka maggiore età e ha cambiato il volto del quartiere e la storia di migliaia di giovanissimi. Il viso sorridente e solare di «3P» sbuca da ogni angolo della scuola: campeggia su cartelloni e murales, accoglie alunni, docenti, genitori, visitatori all’ingresso, gioca a nascondino tra i pilastri illustrati tra gli agrumeti di Ciaculli e i dorsi di libri immaginari dell’enorme agorà, che si trasforma, in base all’occasione, in auditorium con palco e amplificazione, mensa per i poveri, luogo di giochi e allegria.
Viene custodita anche la firma di don Giuseppe Puglisi, in calce a un documento del Comitato Intercondominiale di Brancaccio, datato 8 settembre 1992, per chiedere al sindaco di allora, Aldo Rizzo, una scuola media per il quartiere. Affisse sulla parete della presidenza ci sono quelle motivazioni mai sopite: lo stato di emarginazione sociale della via Hazon e vie limitrofe; la diffusione dell’analfabetismo, la presenza di adolescenti per le strade nelle ore mattutine. Tanti passi avanti sono stati fatti, ma manca ancora un’attenzione concreta alla fascia 0 -3 anni, non ci sono asili nido pubblici sul territorio, il tempo prolungato all’elementare e alla media, indispensabile per contrastare  dispersione e devianza, è una chimera. Fare memoria sempre, per non dimenticare.
A guidare questo esercito di 870 alunni distribuiti in sei plessi è Andrea Tomaselli, con un esperienza altrettanto complessa in un istituto di Gela. Oltre alla sede della scuola media di via Panzera, ci sono il doppio plesso primaria Bixio in via Cassaro Bonanno, l’infanzia Bixio in via Stefano Bozzo, la primaria Ilaria Alpi a Croceverde e il plesso Corrao con sezioni di infanzia e primaria in via Conte Federico.  «Una realtà economicamente e socialmente svantaggiata da un lato – analizza il dirigente Tomaselli – ma anche con la presenza di imprenditori e commercianti, dall’altra. E’ un ambente molto misto e questo è un vantaggio per la scuola, offre uno spaccato nel mondo reale, abitua il bambino all’inclusione di tutti».
L’imperativo è tenere la scuola aperta il più possibile, con progetti realizzati in collaborazione con altri enti del territorio, col Centro Padre Nostro, con l’associazione Cuore che vede, con la parrocchia San Gaetano, il Coni per attività sportive pomeridiane. E poi c’è il corso musicale, che consente di frequentare lezioni di chitarra, flauto, percussioni, pianoforte. E le opportunità date da Erasmus plus, con esperienze all’estero, scambi culturali, visite guidate in città: tutto pur di uscire da realtà che rischiano di essere ghettizzate. «Quello che ho notato arrivando in questa scuola è che chi appartiene alla Padre Puglisi fa squadra» sorride il preside. Ci sono docenti e amministrativi che hanno visto nascere la scuola. Come Santina D’Alessandro, dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi), arrivata nel 1999, quando la scuola media era ancora nei magazzini. «In realtà sono nata in Corso dei Mille e conosco bene il quartiere da sempre, perché per tanti anni ho abitato vicino agli "Stati Uniti"» racconta la D’Alessandro, citando uno dei quei luoghi diventanti paradigma del degrado della zona, vicina ai due passaggi a livello che dividevano Brancaccio dal resto della città prima della costruzione del sottopassaggio e della definitiva chiusura della strada. Ma la direttrice amministrativa ha anche un altro ricordo prezioso che custodisce nel cuore, «quando padre Puglisi mi fece la prima comunione nella parrocchia San Giovanni dei Lebbrosi, quando era giovanissimo prete». Un aneddoto dopo l’altro anche nel racconto di Domenico Buccheri, docente di religione, dapprima insegnante alla Protonotaro nella via omonima, traversa di Corso Vittorio Emanuele, ma che negli anni Novanta venne trasferita nella zona di Brancaccio. «Ricordo quando si cominciò ha lavorare su questi terreni confiscati alla mafia per costruire la scuola. Costò cinque miliardi di vecchie lire, ma gli intoppi non mancarono- dice -, Con l’allora provveditore  Mario Barreca, oggi scomparso, venivamo qui con i manifesti per protestare per il rallentamento dei lavori e cercare di accelerare».
C’è chi, come Angela Monteverde, seconda collaboratrice del preside, è arrivata Al pleso Bixio, tanti anni fa, pur abitando dall’altra parte della città, e ha scelto di non andare più via. Passano gli anni e i ragazzi di un tempo sono i genitori di oggi, che tornano a scuola tenendo per mano i loro figli. E su queste famiglie che bisogna lavorare, «creare una rete, una collaborazione  aggiunge il preside. Cerchiamo un approccio diretto coi i genitori, proviamo a spiegare perché è importante portare i figli a scuola. Un lavoro che sta dando risultati, perché lo scorso anno la dispersione si è ridotta al 6 percento».
«Padre Puglisi è un collante per noi, ci fa unire, superare le difficoltà- racconta con emozione Tommaselli. Faccio un esempio che può sembrare banale. C’è stata  una interruzione delle autolinee per Ciaculli, un problema che avrebbe causato una grave dispersione scolastica, perché le uniche classi di Scuola Media sono in via Panzera. All’allora assessore alla Mobilità Giusto Catania, abbiamo chiesto dei bus sostitutivi per venire in soccorso dalla scuola e della famiglie. La risposta fa subito positiva, ma era necessaria la vigilanza a bordo sia all’andata che al ritorno. Abbiamo chiesto aiuto al Centro Padre Nostro e subito sono stati trovati tre volontari per i tre bus, che accompagnano 90 bambini di Ciaculli».
E proprio i ragazzi sanno leggere il territorio e ne conoscono i pericoli, cercano di starne lontani, ma imparando ad apprezzarne anche le bellezze culturali. A Ciaculli e a Croceverde sono felici di potere scendere in strada a giocare, ma sono stufi di vedersi circondati dai rifiuti. «C’è gente vastasa e ignorante non usa mezzi termini Alfonso di terza B, scuola media. Però abbiamo anche un castello bellissimo». «Dove giochiamo noi a calcio, in via Simoncini Scaglione, vengono apposta per scaricare rifiuti». Si lamenta Gaetano. E, invogliati dalla docente Olga Caradonna a raccontare i propri sogni e a impegnarsi a migliorare ciò che non piace, Gioele chiosa: «la verità è che Brancaccio mi piace, perché ci sono cresciuto».

Alessandra Turrisi

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