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Diritto allo studio, borse per 20 mila euro dedicate ai figli dei detenuti Al via il bando del Garante dei diritti dei detenuti di Sicilia. Artale (Centro Padre Nostro): "Occorre riattivare per i familiari la Cassa delle Ammende"

Domande fino al 20 dicembre

data articolo 28/11/2018 autore Redattore Sociale categoria articolo RASSEGNA
 
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PALERMO - Sostenere ed accompagnare economicamente quegli adolescenti, ragazzi e ragazze che, nonostante le forti difficoltà dovute ad un familiare in carcere, vogliono continuare a studiare per avere un futuro diverso. E' questo l'obiettivo delle borse di studio che sono state bandite dall’Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti di Sicilia che, in questo modo lancia un’iniziativa che guarda alla formazione delle nuove generazioni, incentivando lo studio dei figli di  detenuti  e di condannati in esecuzione penale esterna. Un bando già operativo, pubblicato sulla pagina web dell’Ufficio del Garante (accessibile dal sito della Regione Sicilia) e che sarà pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia.

L’iniziativa che è pilota in Italia, mette a disposizione 20 mila euro per 40 borse di studio in tutto. Trenta, del valore individuale di 400 euro, sono rivolte a giovani che hanno conseguito nell’anno 2017/2018 il diploma di terza media; 10 invece, del valore individuale di 800 euro, sono destinate a chi avendo già conseguito il diploma, decida di iscriversi all’università nell’anno accademico 2018/2019 (per partecipare alla selezione bisogna già aver fatto l’iscrizione). A disposizione, altri 10 mila euro, nel caso ci siano ex aequo. La graduatoria sarà stilata tenendo conto del voto di diploma e della situazione Isee, così da premiare il merito e incoraggiare i ragazzi più meritevoli che rischiano di non proseguire negli studi per le difficoltà economiche della famiglia. Le istanze dovranno essere trasmesse entro il 20 dicembre.

“Tra gli interventi che il Garante in base alle competenze normativamente assegnategli può mettere in atto – spiega il garante dei detenuti Giovanni Fiandaca – c’è il sostegno alle famiglie di chi è sottoposto a misure detentive. Abbiamo deciso di declinare questa competenza aiutando i ragazzi meritevoli e in stato di difficoltà economica affinché, se lo desiderano, possano proseguire gli studi, acquisendo strumenti e competenze per il futuro e diventando motori di cambiamento anche all’interno del nucleo familiare a cui appartengono”.

Sulla notizia si è espresso Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro che nel popolare quartiere di Brancaccio dove operò p. Pino Puglisi, segue a vario livello 600 famiglie quasi tutte con situazioni economiche precarie o in stato di povertà. "Ben vengano queste iniziative perché soprattutto lanciano il messaggio che non c'è più la mafia che si occupa della famiglia ma le istituzioni. In questo momento con l'ufficio sociale del Centro Padre Nostro - spiega Maurizio Artale - stiamo chiamando tutte quelle famiglie che hanno i requisiti per vedere se possono usufruire di queste borse di studio. Su 600 famiglie che aiutiamo in vari modi, circa il 30% di queste ha almeno un familiare con problemi di giustizia. Sono famiglie che hanno bisogni prioritari, alcune delle quali sono in povertà che aiutiamo con alimenti, vestiti e altro. Occorre capire con la borsa di studio qual è il margine di aiuto se pensiamo che questi ragazzi non hanno neanche i soldi per pagarsi un abbonamento per l'autobus per andare a scuola. Speriamo almeno di fare partecipare 50 famiglie".

"Queste famiglie, in condizioni di vita molto precarie che hanno bisogno soprattutto di avere una normalità - continua -. Proprio per questo oltre alle borse di studio occorre sbloccare, ferma da oltre 10 anni, la Cassa delle Ammende che in origine è nata per essere destinata ai familiari dei detenuti. Questa, amministrata dal Dap, è stata utilizzata negli ultimi periodi, per finanziare invece corsi per operatori del carcere e anche per ristrutturare le carceri ma non per la sua finalità originaria. Le somme potrebbero essere utilizzate per costruire un futuro diverso ai familiari e anche ai detenuti che, dopo avere scontato la pena, trovandosi senza lavoro e senza punti di riferimento, hanno quella fragilità che attira molto la criminalità organizzata".

Per la partecipazione al bando delle borse di studio, nel caso di minorenni, la domanda dovrà essere presentata da un genitore, i maggiorenni potranno invece inoltrare tutto in prima persona. In entrambi i casi, l’istanza (ai sensi degli artt. 46, 47 del D.P.R. 145/2000 e nella piena consapevolezza del contenuto dispositivo degli artt. 75 e 76) dovrà contenere: il codice fiscale di chi sottoscrive la domanda; il nome e il cognome del genitore in esecuzione penale, il luogo e la data di nascita del genitore e l’istituto penitenziario ove è eventualmente recluso; la dichiarazione sostitutiva di certificazione con la quale l’istante dichiara la composizione del proprio nucleo familiare e la residenza, la condizione di condannato in esecuzione di pena del genitore, la data di nascita e il voto del diploma di scuola media/superiore conseguito dallo studente beneficiario, l’anno del conseguimento e l’istituto scolastico relativo con indicazione della via, numero civico, città e c.a.p. di quest’ultimo;  la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà di non aver presentato istanza, né di aver ricevuto altre borse di studio, premi, sussidi o assegni di studio erogati da altre amministrazioni o enti per l’anno accademico 2018-2019; dichiarazione sostitutiva di certificazione di avvenuta iscrizione dello studente beneficiario al primo anno di università. Sempre all’interno della domanda dovrà essere specificata la modalità di pagamento prescelta per ricevere la borsa di studio tra: accredito in conto corrente bancario o postale con indicazione del codice IBAN; oppure la quietanza diretta presso la Cassa della Regione Siciliana. (Serena Termini)

Fonte: Redattore Sociale

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