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«Non cediamo alla mafia» Orlando: l’asilo va avanti

Il sindaco dopo le intimidazioni: la città sta con il progetto di don Puglisi

data articolo 13/03/2019 autore Avvenire categoria articolo RASSEGNA
 
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«Non cediamo alla mafia» Orlando: l’asilo va avanti
Articolo pubblicato su Avvenire

«Brancaccio è un quartiere in cammino, ma ci sono delle resistenze». Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, analizza i ripetuti episodi di vandalismo nel terreno comunale in cui nascerà l’asilo nido sognato da don Pino Puglisi. «Quando modifichi abitudini individualistiche e di gruppo e introduci una dimensione di rispetto, è evidente che trovi resistenze. Ora sto mandando operai per ripristinare tutto come prima e fare capire che la presenza delle istituzioni c’è. Sono anche in contatto con le forze dell’ordine. Il progetto andrà avanti».

PRIMO PIANO

«A Brancaccio non vince la mafia»

Il sindaco di Palermo Orlando con il Centro Padre Nostro dopo i vandalismi sul terreno destinato all’asilo. «Il progetto sarà realizzato». E il Comune affida già l’area ai volontari per organizzare attività educative.

«Brancaccio è un quartiere in cammino, ma ci sono delle resistenze». Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, analizza i ripetuti episodi di vandalismo nel terreno comunale in cui nascerà l’asilo nido sognato da don Pino Puglisi. Dalla realizzazione della scuola media per cui si batteva il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, alle iniziative portate avanti dal Centro di accoglienza Padre Nostro e sostenute anche dall’amministrazione, «in questo percorso di cambiamento c’è anche la realizzazione dell’agorà (la piazza) e dell’asilo nido, per il quale il Comune ha messo a disposizione il terreno, liberandolo da usi impropri precedenti». Ma, a giudicare da ciò che è successo, sembra che questa finalità non sia gradita. Quando modifichi abitudini individualistiche e di gruppo e introduci una dimensione di rispetto della persona e della comunità, è evidente che trovi resistenze. A Palermo, il concetto di “io sono persona, noi siamo comunità” lo trovi dappertutto nelle scelte dell’amministrazione e dei cittadini, è l’alternativa a “io sono individuo, noi siamo gruppo”. Chi prima usava questo terreno lo faceva secondo logistiche individualistiche ed egoistiche e non nella dimensione del rispetto della persona umana e della comunità. A Brancaccio, come a Ballarò, allo Zen, come a Danisinni, noi stiamo portando avanti la costruzione dal basso della comunità, ma questo richiede tempo.Secondo lei, dietro alle azioni vandaliche di questi ragazzini ci possono essere interessi mafiosi? Saranno gli inquirenti a dare un quadro più certo. Fermo restando che la mafia c’è a Brancaccio, mi sento di dire che non governa il quartiere, ma ha interesse che anche i ragazzini abbiano atteggiamenti individualistici e di appartenenza a gruppi. Sono episodi da non sottovalutare, ma sono un’esortazione a impegnarsi di più. Come sta rispondendo il Comune? Sto mandando gli operai della Rap e del Coime (aziende partecipate che si occupano di raccolta di rifiuti e lavori, ndr) per ripristinare tutto come prima e fare capire che la presenza delle istituzioni c’è. Sono in contatto con il questore e le forze dell’ordine. La condanna per quello che è successo è netta, ma è anche un momento di riflessione e un ulteriore stimolo a realizzare l’asilo e l’agorà. La cerimonia di presentazione dell’idea progettuale dell’asilo nido è stato un giorno di festa, che evidentemente disturba. Disturba l’uso di quello spazio per fare le fiammate di San Giuseppe e finanziare i detenuti? Oppure disturba il fatto che non si possa più andare a giocare lì senza alcun controllo? Il Centro Padre Nostro vorrebbe il terreno in comodato d’uso per organizzare attività per i ragazzi, nell’attesa che il progetto della nuova struttura venga realizzato. È possibile? Non c’è alcun problema, lo affidiamo immediatamente. Ma procederemo anche a realizzare un piccolo parco-giochi in uno spazio alle spalle di questo terreno. È il programma del nuovo assessorato al Decoro urbano. Pensa di lanciare un’iniziativa nel quartiere? Organizzeremo a Brancaccio un’assemblea dei cittadini, come già fatto in tanti altri quartieri della città, con tutti gli assessori e i responsabili delle aziende partecipate del Comune.

LA VICENDA

Il “sogno” di don Puglisi calpestato dai ragazzini

Non è ancora stato costruito ma è già entrato nel mirino dei vandali. Di dieci anni, per di più. Non sono giorni facili, questi, per il Centro di accoglienza Padre Nostro, fondato a Palermo dal beato don Pino Puglisi, promotore del primo asilo nido del quartiere Brancaccio, un “sogno” per il sacerdote assassinato dalla mafia. Nei giorni scorsi, bande di ragazzini hanno preso di mira il terreno su cui sorgerà la struttura per l’infanzia, accumulando rifiuti cui poi hanno dato fuoco, incitati dagli adulti che assistevano allo “spettacolo” dalle finestre delle case. Preoccupati i presidi: «Ma le famiglie dove sono?», si interrogano, sbigottiti. Duro il monito dell’arcivescovo, Corrado Lorefice: «I bambini non sono cosa nostra e non sono di Cosa nostra. Queste intimidazioni ci dicono che siamo sulla strada giusta».

L’INTERVISTA

Il primo cittadino assicura l’immediata sistemazione dello spazio e la costruzione di un parco giochi: «La comunità vince sulle logiche egoistiche, e qui noi stiamo costruendo una comunità»

Il progetto e gli sfregi. Così il bene fa paura

3,3 milioni. La cifra finanziata dal Fondo di sviluppo e coesione per l’asilo (il via libera del Cipe è atteso per il 4 aprile)

  1. I bambini del quartiere Brancaccio tra i 18 e i 36 mesi che troveranno spazio nella struttura
  2. Gli atti vandalici che l’area destinata alla costruzione dell’asilo ha subito in 48 ore, tra sabato e domenica.

Solidarietà al progetto. Ecco come contribuire

Il Centro di accoglienza Padre Nostro e la Fondazione Giovanni Paolo II, insieme con l’arcidiocesi di Palermo, il Comune e “Avvenire” intendono realizzare l’ultimo sogno di don Puglisi per il suo quartiere Brancaccio: la costruzione del nuovo asilo nido, che accoglierà 60 bambini fino ai tre anni di età. È possibile contribuire (con parrocchie, associazioni, familiari o amici) e attestare la propria solidarietà attraverso:

  • Bonifico bancario intestato a Giovanni Paolo II utilizzando il seguente IBAN IT84U0503403259000000160407 (va inserito anche l’indirizzo di chi versa nel campo causale);
  • Bollettino sul conto corrente postale n°95695854 intestato a Fondazione Giovanni Paolo II, via Roma, 3 – 52015 Pratovecchio Stia (AR). Causale: “Asilo Don Puglisi”

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