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Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

«A Brancaccio vincerà lo Stato, non i vandali»

Il presidente del Centro Padre Nostro, Maurizio Artale, non si arrende e punta il dito contro coloro che non vogliono la rinascita del quartiere. Il presidente della Regione, Nello Musumeci: «L’asilo si farà e sarò un baluardo di legalità»

data articolo 14/03/2019 autore La Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
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A Brancaccio vincerà lo Stato, non i vandali
Articolo de La Sicilia

PALERMO. A Brancaccio, 26 anni dopo la morte di don Pino Puglisi, la storia si ripete. C’è chi rema contro il progetto di restituire al quartiere palermitano, dove la mafia non è stata ancora del tutto sconfitta, la sua dignità, la sua storia, il suo antico sapore arabo-normanno. Negli anni ’90 il parroco di frontiera, don Giuseppe Puglisi, avviò una vera e propria “rivoluzione copernicana” nel quartiere governato dai cosiddetti “fratelli terribili”, i Graviano. Fondò un centro di accoglienza per anziani, giovani disoccupati ed emarginati, recuperò dalla strada tantissimi ragazzi che erano in predicato di passare dalla parte dell’antistato e accolse nella sua struttura ragazze madri e tossicodipendenti. Quella “rivoluzione”, però, si concluse con la tragedia del 15 settembre 1993: don Pino fu ucciso. La mafia aveva vinto il primo tempo della partita. Oggi la storia si ripete, purtroppo. Lo Stato, dopo avere vinto il secondo tempo della partita (con i Graviano assicurati alla giustizia, con i killer di don Pino finiti nelle patrie galere e con il clan mafioso di Brancaccio quasi del tutto smantellato), si trova a dover fronteggiare un terzo tempo che è appena cominciato. Infatti, il Centro di accoglienza intestato al Beato di Brancaccio, sta combattendo una dura battaglia contro chi non vuole il rinnovamento. Ed il rinnovamento ed il futuro di Brancaccio si chiama asilo nido. Un progetto che è stato donato alla città e che vede da un lato i “cattivi maestri”, gente ignorante che non comprende che l’asilo significa fornire un servizio a tutta la comunità, e dall’altro i “buoni”, con in testa l’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, il sindaco Leoluca Orlando, i ragazzi del Centro di accoglienza “Padre Nostro”, gli abitanti del quartiere che sognano una Brancaccio diversa, e tanti palermitani che hanno a cuore il bene della città. Cosa è accaduto? Tra il 9 e l’11 marzo ben due raid vandalici nell’area destinata all’asilo. Sabato scorso era stato staccato lo striscione che raffigura il progetto e rotto il catenaccio del cancello. Tre ragazzini avevano urlato a Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro che in quella zona non si sarebbero costruiti asili. Soltanto 48 ore dopo il nuovo raid. “I picciriddi – ha sottolineato Artale – hanno per la sesta volta rotto e trafugato la catena e il catenaccio che tenevano chiuso il cancello, che ieri sera aveva ricollocato alla presenza di una gazzella dei carabinieri”. «A nulla è valso l’inseguimento di uni dei militari – ha aggiunto – di una ragazza che, sempre ieri sera, faceva da palo a un suo complice, che nel frattempo appiccava il fuoco a una catasta di legna precedentemente preparata. Vana è stata la promessa di ‘non farlo più’ da parte del ragazzo che ho bloccato mentre tentava di scappare e mentre il carabiniere inseguiva la ragazza. Sembra che questa battaglia lo Stato non voglia davvero combatterla a Brancaccio, a difesa del Centro e di quanti vi lavorano da 26 anni. Spero voglia vincere la guerra». Per Artale sarebbe necessario «militarizzare Brancaccio, installare telecamere e controllare ogni buco del quartiere, scovare chi continua a farsi beffa delle Istituzioni, verificare tutte le attività pseudo-legali che vi sono presenti, elevare contravvenzioni a chiunque posteggi sui marciapiedi. È giunta l’ora della tolleranza zero, così come si fece diversi anni fa a Borgo Vecchio». Parole forti, quelle di Artale. Parole dettate dall’amarezza di ciò che accade ed è accaduto: «Non ci arrendiamo, è ovvio: Siamo testardi come lo era don Pino. Certo la strada è lunga. Ma sono certo che alla fine riusciremo a sconfiggere la mafia, l’ignoranza e tutto quanto di cattivo hanno prodotto questi uomini che non desiderano il bene. Io sono fiducioso. L’asilo di Brancaccio sarà una grande opportunità per tante famiglie». Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha così commentato l’ennesimo raid teppistico: «Questo nuovo vile atto, nei confronti di un’area destinata a divenire un importante luogo di riscatto sociale per la comunità di Brancaccio, ferisce ma alimenta al contempo la consapevolezza che solo la strada della legalità è l’unica percorribile». «Il governo regionale – ha osservato Musumeci – è vicino agli operatori sociali e agli insegnanti del Centro Padre Nostro che quotidianamente si battono in realtà difficili come quella di Brancaccio per far comprendere soprattutto alle giovani generazioni l’importanza di una vita votata al rispetto della legalità e dello Stato. La stessa vicinanza va a tutte quelle famiglie oneste del quartiere palermitano che credono fermamente in un futuro libero dal condizionamento del malaffare, impartendo sani principi educativi e di moralità ai propri figli. Quell’asilo nido intitolato a Padre Pino Puglisi, martire della lotta alla mafia, sarà un inattaccabile baluardo di legalità e presidio delle istituzioni».

Leone Zingales

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