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«L'ereditą di don Puglisi č la vita fata dono»

L'Arcivescovo Lorefice

data articolo 17/09/2019 autore Avvenire categoria articolo RASSEGNA
 
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«Da Brancaccio inizia la risurrezione di Palermo e Puglisi ha scelto il perdono, la vita fatta dono.

È questa l’eredità di don Pino. Ognuno di noi faccia la sua parte per la rinascita culturale e spirituale di questa città e la nostra Chiesa sia sempre più degna del suo amato figlio e presbitero».

L’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si inginocchia davanti alla tomba del beato don Pino Puglisi, in Cattedrale, in un pomeriggio speciale. Domenica è stato celebrato il 26° anniversario dell’assassinio del parroco palermitano per mano mafiosa, ma anche il primo anniversario della visita pastorale di papa Francesco a Palermo. La sera precedente, una lunga fiaccolata aveva attraversato le strade del quartiere Brancaccio, con la presenza di cittadini e istituzioni, della parrocchia di San Gaetano e del Centro di accoglienza Padre Nostro.

Quel sacerdote ha improntato la sua vita al Vangelo, non ha avuto paura di affrontare la morte, per contribuire al cambiamento della città e dei suoi figli. «L’idolo schiavizza, illude, è falso, semina morte – ricorda l’arcivescovo – Dio libera, Dio riversa vita quando entra come salvatore nella vita degli uomini. Gesù è il volto di un Dio che si coinvolge, che cerca, che vuole dare vita a chi l’aveva perduta, come il padre della parabola del figliol prodigo, che sembra inerme e incapace e invece è padre fino in fondo».

L’arcivescovo traccia il profilo del beato Puglisi, prega affinchè possano esserci nuove vocazioni sacerdotali sull’esempio di don Pino che <<con tutta la sua vita ha narrato il volto di Dio, facendosi lui per primo destinatario di questa cura di Dio. Di Pino Puglisi colpisce questa consapevolezza: sente che è il Vangelo è parola di vita prima di tutto per lui. La vita di Puglisi è stata un’icona del maestro di Nazaret, che libera il mondo, non lo aliena – continua Lorefice - .

Lo ricordiamo come martire della fede e della giustizia, nel 26° anniversario della sua uccisione.

Ma ricordiamo anche il primo anniversario della visita di papa Francesco a Palermo: un anno fa come ora lo accompagnavamo all’aeroporto e l’ultima tappa l’ha fatta a Capaci». Ma la testimonianza di don Pino è un invito alla responsabilità di ciascuno. «Sappiano che quel “parrino” che hanno ucciso – aggiunge l’arcivescovo – Dio lo ha risuscitato e, a causa della discesa agli inferi della carne di questa città proprio per avere amato i suoi figli fino alla fine, è iniziata la resurrezione di questa città».

di Alessandra Turrisi

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