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L’esempio di don Pino Puglisi è una lezione per i giovani

Una giornata dedicata al parroco ucciso nel 1993 a Palermo per il suo impegno nel contrasto alla criminalità organizzata

data articolo 19/01/2020 autore Il Tirreno categoria articolo RASSEGNA
 
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L’esempio di don Pino Puglisi è una lezione per i giovani
Articolo pubblicato su Il Tirreno

Tre incontri con i ragazzi

PONTEDERA. A testa alta visse e morì don Pino Puglisi, beato e primo martire ucciso dalla mafia nel 1993, che dedicò la vita alla crescita dei ragazzi e bambini, di cui si prendeva cura, arrivando a sfidare la mafia laddove era più forte. A Testa Alta, che è anche il libro di Bianca Stancanelli su don Puglisi, è il nome dell’evento che l’Associazione Il Carrubo Onlus e Libera Pontedera hanno portato nelle scuole e rivolto alla cittadinanza.

Ieri mattina nelle scuole, prima al liceo scientifico XXV Aprile poi all’istituto Fermi, e nel pomeriggio al Centro Sete Sois Sete Luas, hanno presentato la storia e l’eredità di Padre Pino Puglisi. Laura Panicucci dell’associazione il Carrubo ha raccontato la storia del parroco antimafia, che ha avuto occasione di studiare per la sua tesi triennale in Storia. I partecipanti hanno ascoltato dell’infanzia di Pino Puglisi, la precoce ordinazione sacerdotale, i primi sforzi di evangelizzazione a Godrano e l’opera antimafia svolta a Brancaccio che gli costò la vita. Come ospite è intervenuto anche Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro di Brancaccio, quel centro fondato proprio da Padre Pino Puglisi per riuscire a stabilire un presidio di legalità nel territorio mafioso. Artale, attivo al Centro già subito dopo l’omicidio del 1993, ha parlato del lavoro fatto da don Puglisi a cui ogni giorno si ispira: «La mafia si combatte sul territorio, proprio laddove è più potente. Partire dai bambini serve proprio per creare una cultura che li allontani dall’ambiente mafioso. In più Don Puglisi può essere un esempio per tutti, cristiani e non cristiani.» Il Carrubo Onlus, associazione nata nel 2017 da un gruppo giovani della parrocchia del Sacro Cuore di Pontedera, ha organizzato l’evento insieme a Libera. Il presidente Chiara Giorgi spiega come il nome dell’associazione rispecchi l’azione di Don Puglisi: «Il carrubo, che abbiamo anche piantato fisicamente, è un albero che cresce molto lentamente, chi lo pianta  non ne vedrà mai i frutti. Allo stesso modo, come ha fatto Don Puglisi, vogliamo piantare dei semi e lasciare dei messaggi che saranno importanti nel futuro». Leonardo Viganò, rappresentante di Libera Pontedera, sottolinea i destinatari dell’evento, i giovani: «Questa conferenza rappresenta un altro passo nella sensibilizzazione dei giovani sull’antimafia, fatta attraverso l’esempio di persone come Maurizio Artale che hanno vissuto l’antimafia e portano la testimonianza di personaggi fondamentali nella battaglia alla mafia. Tutto questo funziona da spunto sia per chi ascolta queste storie per la prima volta, ma anche per noi che possiamo attingere da esperienze formative».-

Federico Baldelli

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