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Lorefice: contagiosi di bene

La messa dell’arcivescovo di Palermo a 27 anni del martirio di don Pino Puglisi “La sua testimonianza risvegli in noi un cuore audace nel diffondere l’amore”

data articolo 16/09/2020 autore Avvenire categoria articolo RASSEGNA
 
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Lorefice: contagiosi di bene
Articolo pubblicato su Avvenire

La testimonianza del martire don Pino Puglisi risvegli « in noi un cuore audace nel diffondere l’amore e il bene. Contagiamo solidarietà, accoglienza, prossimità, condivisione, interesse per il bene degli altri. In questo tempo così difficile- come ci hanno testimoniato tanti meravigliosi operatori sanitari o della sicurezza e comuni cittadini- faremo anche fronte al diffondersi dell’epidemia da coronavirus. Contagiamo piuttosto amore in tutti gli ambienti in cui viviamo. Perché continui ad esplodere la bellezza della vita e la terra conosca un tempo di pace e di bene ». L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, amico personale del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, usa parole forti per attualizzare il messaggio del parroco di brancaccio impegnato a riempire il mondo della PAROLA di Dio. Una giornata speciale quella di ieri per celebrare il 27° anniversario dell’assassinio del sacerdote avvenuto davanti alla porta di casa con un colpo di pistola alla nuca. La commemorazione del beato martire nel giorno dell’omicidio del sacerdote di Como, don Roberto Malgesini, con cui Lorefice crea un « nesso tragico ma carico di memoria e di riverberi evangelici. Due preti uniti nello stesso giorno della sequela del Signore fino all’effusione del sangue. Il prete: uomo di Dio, testimone dell’Evangelo dell’amore di Dio per tutti gli uomini che arriva “sempre tramite qualcuno”; amico di Dio, discepolo e servo di Gesù, del Servo di Dio e degli uomini; uomo disposto a spendersi per gli altri ».
« i santi, i martiri, non sono degli eroi- ricorda l’arcivescovo durante la Messa in onore di Puglisi presieduta nella Cattedrale di Palermo- ma uomini e donne che hanno preso sul serio le parole di Gesù: “perché nessuno vada perduto” e per questo sono capaci di “rimanere sul campo” uniti a Cristo che dà la vita per amore ». E cita le parole stesse di don Pino: « il discepolo di Cristo è un testimone. La testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, può diventare martirio. Il passo è breve, anzi è proprio il martirio che dà valore alla testimonianza». 
«la memoria del beato don Puglisi- aggiunge l’arcivescovo- non può essere un mero ricordo o una cortese espressione di rispetto e di simpatia: noi lo ricordiamo facendo il memoriale della morte e della resurrezione del Signore Gesù. E nella Pasqua di Cristo noi facciamo anche il memoriale della donazione estrema e fecondità ed attualità della testimonianza di amore di don Giuseppe e di don Roberto. Una donazione e una testimonianza che ci chiedono di rimanere anche noi sul campo, prossimi ai “vinti della storia”, ma che eredita il Regno dei cieli. E lo faremo con il loro stile evangelicamente umano». E Lorefice rivolge un pensiero e una preghiera  « a quanti durante il lockdown silenziosamente sono rimasti in campo, distribuendo viveri necessari, o assoggettandosi a ritmi massacranti nelle corsie e nei reparti di rianimazione nelle strutture ospedaliere. Abbiamo ritrovato un livello più autenticamente umano, visto alzarsi la qualità della vita; sono circolate di nuovo le più belle parole di cui è capace il cuore dell’uomo accompagnate da visioni luminose e da gesti di concreta bellezza».
Dopo la celebrazione, in questo anniversario in tono minore proprio a causa del rischio contagio, la deposizione di “un fiore per 3P” sulla tomba del sacerdote martire. Il corpo di Padre Puglisi riposa lì, in una cappella della navata sinistra della Cattedrale, nel sarcofago a forma di spiga, perché lui è quel chicco di grano che, per portare frutto, deve per forza marcire, deve morire.

di Alessandra Turrisi

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