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Il Covid e i nuovi poveri L’armata dei volontari porta cibo e doposcuola

data articolo 15/04/2021 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Il Covid e i nuovi poveri L’armata dei volontari porta cibo e doposcuola
Articolo de La Repubblica Palermo

L’ultima a bussare alla porta dell’emporio solidale, a due passi della stazione centrale, è stata Fabiola. Cercava un passeggino per il suo bimbo di sei mesi e non aveva i soldi per comprarlo. Ci hanno pensato i volontari dell’organizzazione umanitaria Life and life, che da un anno non si sono mai fermati raggiungendo famiglie di Ballarò e di Brancaccio, dello Sperone e di via Oreto. Pacchi della spesa, contanti per pagare l’affitto e le bollette o il tablet per i bambini in didattica a distanza. Al Cep, l’associazione San Giovanni Apostolo ha raddoppiato il numero delle famiglie assistite con i pacchi della spesa. E in coda sono finiti anche Maria e Paolo, li chiameremo così, che per una vita hanno gestito un’attività commerciale. Dopo l’inchiesta di Repubblica su come il Covid è diventato lotta di classe nelle borgate e nelle periferie, le associazioni raccontano cosa significa da un anno fronteggiare la pandemia lì dove la povertà dilaga, dove non arrivano buoni spesa né ristori perché nessuno è in regola. Li dove il nemico è la criminalità che diventa tentazione.

E così negli spazi dentro i quali si organizzavano spettacoli per bambini oggi si smistano bottiglie di salsa e pacchi di zucchero; il tempo prima investito per organizzare gite alla scoperta della città che vista da certi quartieri appare lontanissima è ora impiegato per aiutare le famiglie a compilare i moduli per i buoni spesa.

All’Albergheria l’associazione Parco del Sole assicurava a quaranta bambini del quartiere, tra i 6 e i 13 anni, laboratorio di percussioni e lettura creativa, di ceramica e di pittura. Adesso i volontari li accompagnano a fare i tamponi, pagandoli se serve, e li aiutano a distanza con i compiti. «La Fiera del Mediterraneo da qui è irraggiungibile», dice il responsabile Massimo Messina che lavora in uno dei quartieri focolaio con decine di positivi. «Abbiamo cercato di reinventarci per sostenere le famiglie nei modi nuovi che la pandemia ci ha imposto». E allora tamponi e pacchi spesa, contributi per le utenze ma soprattutto dopo scuola a distanza.

«Nel nostro caso abbiamo dovuto riorganizzarci perché le richieste di aiuto sono raddoppiate. Non possiamo lasciare indietro nessuno perché dobbiamo arginare quello che abbiamo sotto gli occhi», dice Antonietta Fazio che in questo ultimo anno ha visto i suoi ragazzi sparire nel buio dei viali. «Povertà nelle periferie significa fragilità, ed è li che la criminalità si insinua: lo spaccio è aumentato moltissimo». E per salvare i  “ragazzi fuori” l’associazione ha cercato di rispondere ai bisogni primari delle famiglie. E la sorpresa è che quelle che mai si sarebbero sognate di chiedere aiuto hanno voluto restituire offrendo le proprie braccia e il proprio tempo: Maria e Paolo imbustano la spesa e, se serve, la consegnano a casa ai positivi.

Life and Life, venerdì scorso, ha fatto arrivare le pizze nelle case di otto famiglie numerose, come racconta la responsabile Valentina Cicirello: «Anche chi percepisce il reddito di cittadinanza a volte non ce la fa. Assistiamo una mamma sola con tre bambini che, se non ci fossimo noi, non saprebbe a chi chiedere aiuto».

A raccogliere gli sos lanciati dalle famiglie di Brancaccio ci pensa il centro di accoglienza Padre nostro. «Bisogna vaccinare prima le persone in gravi difficoltà economiche. Chi non ha niente, spesso non rispetta la quarantena o l’isolamento. Esce da casa per guadagnare pochi euro», dice Maurizio Artale, del centro di accoglienza Padre nostro. Ecco perché i volontari del centro al momento hanno in carico una ventina di famiglie in quarantena. «Portiamo la spesa e i farmaci. Ma ce ne sono oltre trecento che aiutiamo da un anno stabilmente con la distribuzione della spesa», dice Artale. Tutti quelli che giravano per il quartiere alla ricerca di ferro e del rame si sono dovuti fermare, il pescivendolo abusivo all’angolo di via Brancaccio pure. «Per tutti ci siamo noi. Spieghiamo alla gente che deve chiedere aiuto, e che il Covid può essere l’occasione per mettersi in regola», dice Artale. Alla Comunità di Sant’ Egidio, che opera principalmente nel quartiere del Capo, ma che gira la città per distribuire il cibo ai senza dimora, ha cominciato a rivolgersi anche chi fino a un anno fa aveva un lavoro e riusciva a sostenere i costi dell’affitto e delle bollette. «Una coppia con tre figli. Fra i quali un neonato, che prima non aveva bisogno di noi», dice Rosario Riginella, della Comunità che si è trasformata con la pandemia in ufficio disbrigo pratiche: «Ci chiedono aiuto per le questioni burocratiche, del buono spesa alla prenotazione del vaccino se ne hanno diritto». Parola d’ordine: esserci.

di Claudia Brunetto e Sara Scarafia

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