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Zero servizi e una discarica in spiaggia così Brancaccio è stata abbandonata

Immondizia nelle strade, spaccio di droga in pieno giorno e spazi verdi negati solo il Centro Padre Nostro è in grado di offrire un po' di svago estivo ai bambini

data articolo 21/07/2021 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Zero servizi e una discarica in spiaggia così Brancaccio è stata abbandonata
Articolo de La Repubblica

Con questo articolo su Brancaccio parte il viaggio di Repubblica nelle periferie di Palermo. Per capire le ragioni profonde di un disagio che da troppo tempo gli amministratori di qualunque colore politico hanno rimosso, dimenticato, ignorato. Accendiamo ancora una volta i riflettori su mondi che non possono restare in di serie B. Perché Palermo è una sola. E chi la vive, in qualunque quartiere abiti, ha il diritto di poter usufruire dei servizi e di muoversi in un ambiente degno di una città moderna e occidentale. 

L’altro mare è una spiaggia che nessuno pulisce dove alle quattro del pomeriggio una famiglia arrostisce salsicce, riparandosi sotto alla passerella in pezzi che origina da una discarica. Nel giorno dell’ennesimo blitz la periferia Sud-est di Palermo è la stessa di sempre: cumuli di rifiuti non raccolti, spaccio in pieno giorno, spazi verdi negati. Il tram dal 2016 corre in mezzo all’abbandono. Padre Maurizio Francoforte, che da dodici anni guida la parrocchia che fu di padre Puglisi, è in ritiro spirituale in mezzo alle montagne. «Sono a Brancaccio da tutta la sindacatura Orlando e a parte qualche passerella e qualche promessa non ho visto nessun impegno concreto-dice- senza uno sguardo di bellezza, senza una visione che metta davvero al centro le periferie, non cambierà mai nulla. Penso di parco di Maredolce, a quello che potrebbe rappresentare per noi. E penso alla Costa Sud, una meravigliosa spiaggia abbandonata».

Sul lungomare di Romagnolo la Reset non si vede da maggio e della ruspa attesa da giugno che dovrebbe livellare l’arenile non c’è traccia. «Ci hanno detto che arriveranno a giorni - dice Giovanni Colletti, che con la Pro loco Romagnolo guida la battaglia per l’altro mare - ma intanto l’estate è quasi finita. Persino la pulizia giornaliera, che avevamo faticosamente ottenuto, non si fa più».

Per i bambini di Brancaccio nel quartiere dove soltanto il dieci per cento dei ragazzi con la licenza media decide di continuare gli studi - le piccole vacanze sono solo quelli che riesce a garantire il Centro Padre Nostro che nel suo centro sportivo di via San Ciro, un’oasi in mezzo al degrado, quest’anno ha montato pure una piccola piscina. Ieri pomeriggio 35 bambini e bambine tra 6 e 10 anni giocavano a calcio e a pallacanestro, disegnavano e si sfidavano in una corsa a ostacoli. Tutti gli altri erano fuori. «Il tram non risolve i problemi di Brancaccio. Non c’è una vera continuità territoriale. Non ci sono gli stessi servizi del centro. Anzi non ce ne sono proprio. E poi la visione della bellezza che richiama bellezza. Del tutto assente se non ci fosse l’impegno di alcune realtà associative, della scuola e della parrocchia», dice il presidente Maurizio Artale. L’asilo nido e il poliambulatorio sognati da padre Pino Puglisi ancora non ci sono. Il progetto del primo è pronto da due anni ma non è mai rientrato nel programma triennale delle opere pubbliche del Comune per il secondo c’è ancora tanta strada da fare. Per Domenico Buccheri, professore all’istituto compressivo Padre Puglisi dal 1998, la fotografia di Brancaccio è esattamente quella di dieci anni fa. «A parte qualche taglio di nastro, siamo rimasti congelati. L’amministrazione comunale ha perso una grande occasione per portare avanti il lavoro iniziato. Sul centro è stato fatto un buon lavoro, sulle periferie non c’è stato un vero investimento per lo sviluppo economico. Non c’è lavoro», dice il professore. Poco più in là, allo Sperone, padre Ugo Di Marzo racconta che il 60 per cento dei residenti beneficia del reddito di cittadinanza: «Un’arma a doppio taglio - dice dalla sua parrocchia accanto ai casermoni di case popolari ribattezzati «24 ore» perché si spaccia giorno e notte. - In pochi cercano un lavoro vero, del resto difficile da trovare, e c’è chi preferisce arrotondare nell’illegalità». La battaglia di padre Ugo è di allontanare i ragazzini dalla droga attraverso il pallone e per questo ha mandato i conti della parrocchia in rosso: ogni mese paga un affitto da mille euro per un campetto privato, anche se accanto alla parrocchia ce ne sono due, immensi, che da cinque anni la chiesa attende gli vengano donati. Ieri apparivano assolti e deserti. Sono dell’Eni che ha accettato una permuta con uno spazio comunale che l’amministrazione, causa lungaggini burocratiche, non ha ancora perfezionato. «Stavolta- dice Di Marzo – si è messo di mezzo il prefetto. Speriamo di ricucire». Il Covid ha dato il colpo di grazia a una periferia già in ginocchio: Sperone e Brancaccio – causa appartamenti sopraffollati e necessità di portare a casa la giornata- sono stati tra i quartieri col più alto numero di positivi. Vaccini? Pochi, perché la Fiera per molti è irraggiungibile. A Brancaccio il Centro Padre Nostro durante la pandemia ha assistito più di 600 famiglie con pacchi della spesa e consegne a domicilio per i postivi in isolamento. Per Antonella Di Bartolo, La preside della scuola Pertini che per protesta ha tenuto le luci della scuola accese per tutto l’inverno perché le strade erano al buio, il rischio è che le periferie, soprattutto nel lungo anno elettorale, diventino un oggetto di conversazione»: «A parte il tram non ci sono state altre infrastrutture. E il risultato è che questa periferia è sospesa. Marco Sapienza, 32 anni, ingegnere alla Vodafone, ex alunno della Puglisi, a Palermo ci è tornato da Milano ma in smart working. A Brancaccio va soltanto a trovare i suoi genitori. «Grazie al sostegno della mia famiglia sono riuscito a studiare, a laurearmi, a trovare un lavoro. Ma so che per la maggior parte dei ragazzi di Brancaccio non è così. La scuola non può fare tutto. Se poi per andare al cinema o al teatro devi attraversare una città, il futuro rischia di essere segnato». Ma sotto al murale che allo Sperone alza le braccia al cielo, sì spaccia ancora 24 ore».

di Claudia Brunetto, Sara Scarafia

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