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Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

Otto anni fa nasceva a Palermo il “Centro Padre Nostro” voluto da Don Pino Puglisi. E' cresciuto il seme della solidarietà

data articolo 30/01/2001 autore Osservatorio Romano categoria articolo RASSEGNA
 
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Articolo dell?Osservatorio Romano
Articolo dell?Osservatorio Romano
Fine gennaio del 1993: a Brancaccio, periferia orientale di Palermo, un quartiere stretto tra una grande area industriale ed il raccordo autostradale, un territorio da sempre considerato come «un avamposto della mafia», apre le sue porte il Centro Padre Nostro, sorto grazie alla ferma volontà di un parroco che predica il Vangelo tra la gente, nei vicoli, nei grandi spazi disadorni, nei campetti di calcio improvvisati, nelle fabbriche vicine poche centinaia di metri. In un quartiere dove porte e finestre restano rigorosamente chiuse e dove, con cadenza costante, Cosa Nostra regola i suoi conti, questo parroco «apre» le porte di un luogo dove è possibile ricevere non una pura e semplice assistenza materiale bensì accoglienza, conforto, strumenti ed opportunità per superare situazioni di disagio. Otto anni fa il Centro, collegato alla Parrocchia di San Gaetano, rappresentava una delle poche luci di speranza in un quartiere carico di tante, troppe ombre; oggi, grazie anche al sacrificio ed al martirio di quel parroco, Don Pino Puglisi — ucciso il 15 settembre di quello stesso anno da un killer mafioso, oggi collaboratore di giustizia — a Brancaccio sono più le luci che le ombre. L’anniversario di fondazione del Centro è stato ricordato in questi giorni attraverso alcune occasioni di riflessione sul valore dell’evangelizzazione mirata alla promozione umana: “E ciò che il Centro è chiamato a fare — spiega Don Mario Golesano, presidente del centro e successore di Don Puglisi nella Parrocchia di San Gaetano — nell’ottica del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, in raccordo costante con la realtà dell’Arcidiocesi; l’intenzione di Don Puglisi era quella di offrire al quartiere di Brancaccio una struttura di servizio per la gente. «In questi anni siamo passati dalla logica dell’assistenzialismo ad una fase progettuale, compiendo un notevole salto di qualità: nel Centro si aiutano le persone a realizzare insieme agli operatori ed ai volontari — un percorso di riscatto, un impegno che consenta ad ogni singolo di essere artefice consapevole di scelte ben precise”. Scriveva Padre Pino Puglisi (Servo di Dio, per il quale è in corso il processo di beatificazione «super martirio»), nel primo verbale successivo alla inaugurazione della struttura «Adesso il Centro è come una piccola e gracile pianta appena nata che lotta con fatica contro le intemperie ma the con il tempo crescerà, prenderà consistenza, diventerà forte e piena di ramificazioni. Sono proprio le future attività i rami del Centro (...) Il nostro servizio in questa realtà assume una veste di supplenza riguardo le gravi carenze sociali che sono emerse. Non possiamo restare inoperosi davanti alle urgenti necessità locali, nell’attesa che arrivino gli aiuti che questo quartiere da tempo attende». Oggi il Centro, che collabora attivamente con la Caritas Diocesana, offre alla gente di Brancaccio e dei quartieri popolari, di Falsomiele e San Filippo Neri un Servizio Sociale Familiare, un Consultorio, un doposcuola per gli alunni delle classi elementari, una Scuola per il conseguimento della licenza media per studenti-lavoratori, borse di studio per l’ingresso nel mondo del lavoro attraverso stage formativi in fabbriche o aziende, un centro di aggregazione per minori, assistenza domiciliare e colonie estive.«I volontari, più di quaranta — conclude Don Mario Golesano offrono la loro disponibilità attraverso professionalità e competenze di alto livello e “spendibili” in maniera mirata per i progetti che il Centro porta avanti"..«Un centro di accoglienza, intitolato significativamente al Padre nostro che è nei cieli ma si prende cura dei suoi figli che soffrono, attendono e sperano qui sulla terra ha ricordato l’Arcivescovo di Palermo, il Cardinale Salvatore De Giorgi —, esprime la fede del profeta Isaia fatta propria da Don Puglisi: “Egli (Dio, il Padre nostro), è grande in bontà per la comunità di Brancaccio. Egli ci tratta secondo il suo amore, secondo la grandezza della sua misericordia”». L’autentica liberazione è opera sua: «Egli stesso ci ha salvati — continua il profeta — con amore e compassione egli ci ha riscattati, ci ha sollevati e portati su di sé».Questo è il prodigio dell’amore di Dio — ha sottolineato l’Arcivescovo — per i suoi figli di Brancaccio, manifestato dalla carità pastorale di Don Puglisi e da quanti intendono prolungarne la presenza, la passione, la donazione con quelle finalità da lui sognate nella preghiera, anima del suo apostolato. Don Pino — ha concluso il Cardinale De Giorgi — è stato un grande educatore impegnato nell’opera di prevenzione da ogni forma di degrado morale e sociale. Ha fatto certamente opera di prevenzione dalla più destabilizzante opera di degrado, quella provocata dalla mafia e dalla mentalità mafiosa, per la quale ha pagato con la vita. Ma, più ampiamente, ha fatto opera di prevenzione da tutto ciò che insidia, inganna, seduce, piaga e rende schiava la gioventù». Don Puglisi, che si è sempre definito “un prete semplice, attento a testimoniare il Vangelo", con il suo impegno, il suo martirio, il Centro da lui voluto, ha pienamente accolto l’invito rivolto dal Papa nel maggio del ‘93 (quattro mesi dopo la nascita del Centro Padre Nostro, quattro mesi prima dell’assassinio del parroco di Brancaccio), durante la sua visita nelle province di Trapani, Agrigento e Caltanissetta: «La Chiesa siciliana è chiamata, oggi come ieri, a condividere l’impegno, la fatica e i rischi di coloro che lottano, anche con discapito personale, per gettare le premesse di un futuro di progresso, di giustizia e di pace per l’intera Isola». Luigi Perollo

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