Palermo | 10/08/2020 | 06:27:45
Pagina Facebook Pagina Youtube Google Plus
Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

"Il Comune dimentica Brancaccio"

Il degrado delle periferie: a Falsomiele un tossicodipendente salvato dei carabinieri

data articolo 18/02/2004 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
torna indietro
Articolo de La Repubblica
Articolo de La Repubblica
Nella periferia oltre l'Oreto, immensa zona di spaccio, non si è consumata un'altra tragedia della droga solo per la prontezza di due carabinieri: sanno ormai che in quella Fiat Panda abbandonata di via Pleiadi, a Falsomiele, i tossicodipendenti vengono a consumare la loro dose giornaliera. Giuseppe M., 23 anni, era in fin di vita quando è arrivata la pattuglia del Nucleo Radiomobile, il ragazzo aveva ancora la siringa conficcata nel braccio. I soccorsi dei sanitari del 118 hanno evitato il peggio, Giuseppe M., ha scampato l'overdose ed è fuori pericolo. Ma la Panda è ancora lì, abbandonata. "Continua a mancare un vero progetto per le periferie", dice Maurizio Artale, responsabile del Centro Padre Nostro. Proprio due giorni fa i volontari avevano lanciato un grido d'allarme dalle pagine di "Repubblica" : l'auditorium Giuseppe Di Matteo di Brancaccio è chiuso da due mesi perché il Comune, che né è proprietario, non fa i lavori di ristrutturazione. "Ieri, dopo l'articolo del giornale ci saremmo aspettati almeno una replica da Palazzo di città - dice Artale - ci sarebbe piaciuto sentire che si è trattato solo di un malinteso e che Brancaccio è ancora in cima alle priorità dell'amministrazione cittadina. Ma niente, è calato il silenzio". Dice Pino Martinez, lo storico animatore del Comitato intercondominiale di via Hazon, che insieme a padre Pino Puglisi, portò avanti quella battaglia per una grande struttura sociale a servizio di Brancaccio: L'auditorium Di Matteo resta una risorsa importante per quella parte di città. E' un simbolo, quello del riscatto che non piaceva alla mafia, per questo don Pino venne ucciso. Adesso, questa chiusura forzata è un brutto segnale, come tanti altri a Palermo. Ma noi non ci fermeremo, continueremo a chiedere che quel simbolo torni a rivivere. Perché c'è ancora tanto da fare per Brancaccio". S. P.

segnala pagina Segnala