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Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

Da Falsomiele a Brancaccio siamo soli contro la droga

Il Comune non paga, chiuso l'auditorium di don Puglisi Il grido d'allarme dei volontari delle periferie oltre l'Oreto, dove la criminalità estisce lo spaccio agli angoli di strada

data articolo 17/02/2004 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Articolo de La Repubblica
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Ha uno sguardo triste la Madonnina della villetta di Falsomiele. Sguardo triste e per niente sereno. Difficile trovare una Madonnina così da qualche altra parte. L'hanno messa su una colonna molto alta, così che possa guardare la piazza della borgata. Ma più che una piazza dove la gente si incontra è un posto di passaggio. Di giorno, di notte, con il sole e con la pioggia, sotto quella Madonnina sulla colonna continuano a passare centinaia di giovani tossicodipendenti. Da via dell'Airone, da via della Costellazione, da via dell'Orsa Minore si arriva in questo crocicchio. La gente che abita nella zona cammina con passo veloce. Una mamma con un passeggino si ferma davanti al furgone ben assortito del fruttivendolo, un giovane entra nel negozio di elettronica. Un altro assapora una pizzetta. C'è pure una ragazza su un motorino che si ferma ad aspettare. Avrà trent'anni. E' pallida. Si guarda intorno. All'improvviso le si avvicina una Fiat bianca guidata da un giovane. Scambiano qualche breve battuta. Poi si allontanano. L'auto va avanti, la ragazza lo segue. Sono le undici di un'altra mattina d'inferno a Falsomiele. Nella piazza che non è una piazza sono venuti a morire decine di giovani negli ultimi anni. E centinaia si sono arricchiti con l'ennesima bustina di droga: li vedi appoggiati a un muretto che sembrano guardare nel nulla. Aspettano che arrivi il prossimo tossicodipendente. Ci sono strade larghe in questa parte di città e palazzoni colorati. Falsomiele, Bonaria, Borgo Ulivia, un grande dormitorio dove la droga si compra come fosse frutta e verdura. Brancaccio è appena dall'altra parte della strada. Allargano le braccia i giovani delle associazioni di volontariato: "La gente viene a chiederci aiuto -dice Maurizio Artale, responsabile del Centro Padre Nostro ­ma in questo momento siamo in grande difficoltà". C' è un cartello sulla porta dell'auditorium Giuseppe di Matteo, il grande salone per le attività sociali che padre Pino Puglisi, il parroco ucciso dalla mafia nel 93', era riuscito a ottenere dal Comune: "Chiuso per inagibilità". Il cartello è lì da due mesi: il Comune, che né proprietario dell'auditorium, dovrebbe ristrutturarlo, ma non si è visto nessuno - spiega Artale­nonostante le due lettere inviate a Palazzo di città". In realtà, qualcuno è stato mandato dal Comune: "per sostituire i condizionatori -dice ancora Artale - le uniche cose che funzionavano". L'auditorium è chiuso, dentro ci piove, i topi fanno da padroni: "che tristezza - dicono i volontari - lì Padre Puglisi ha celebrato la sua ultima messa, il 15 settembre 93?, prima di essere ammazzato". Sono giorni di amarezza per i ragazzi del volontariato che fra Brancaccio e Falsomiele rappresentano l'unica frontiera del riscatto sociale: "Avevamo organizzato una rete di associazioni per essere ancora più incisivi - dice Antonio Russo, dell'associazione Grin - ma i soldi del ministero dell'Interno per sostenere il progetto non arrivano da un anno". Niente di nuovo. Padre Puglisi ripeteva a suoi ragazzi: "I soldi pubblici non arriveranno mai, non preoccupatevi ci penserà la Provvidenza". Così sta nascendo un nuovo centro di accoglienza a Falsomiele, con le offerte di piccoli e grandi benefattori: "lo scorso settembre, per l'anniversario di don Puglisi, alcune istituzioni avevano promesso un aiuto - dice Artale-ma sino ad oggi non si è visto nessuno". In attesa della politica, questa parte della città resta in cima all'agenda della priorità per le forze dell'ordine: "Puntiamo sui grandi fornitori di droga - dice il capo della mobile Giuseppe Cucchiara ­i sequestri degli ultimi mesi hanno posto un certo freno alle attività criminali". Qualche giorno fa, dopo l'omicidio di Scarpulla, il questore Cirillo ha anche ordinato una retata a Falsomiele. Poi però tutto è tornato come prima. Agli angoli di Bonaria, il tran tran quotidiano scorre lento. Sono le undici e mezza del mattino: due giovani, avranno diciassette anni, si inerpicano con il loro vespino su un terrapieno che porta in un orto abbandonato. Via delle Giraffe:compri la roba, ti buchi, e poi vai via. Uno dei ragazzi è appoggiato a una ringhiera arrugginita. L'altro è seduto sul motorino, piegato in avanti, la testa riversata sul manubrio. I loro zaini Invicta con i libri di scuola sono ancora caduti per terra.

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