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Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS
Fondato dal Beato Giuseppe Puglisi il 16 luglio 1991. Eretto in ente morale con D.M. del 22.09.1999
Centro di Accoglienza Padre Nostro Onlus

Il Prete Santo nel quartiere dannato

data articolo 11/09/2003 autore Panorama categoria articolo RASSEGNA
 
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Articolo di Panorama
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EREDITA' SCOMODE CHE COSA HA LASCIATO PADRE PINO La proposta di beatificazione, un film di Roberto Faenza sulla sua vita, iniziative a Palermo per ricordarlo. A dieci anni dalla morte, Don Puglisi diventa un'icona. Ma al quartiere Brancaccio, dove il prete ucciso ha combattuto contro la mafia, ci sono delusione e amarezza. Perché tutto, o quasi, è rimasto come prima. di Bianca Stancanelli "Caro padre Pino Puglisi, fai che non succede più il terremoto, il vulcano e la guerra" si raccomanda la piccola Luana, tra cuoricini e un enorme T.V.B. (acrostico per "ti voglio bene"). Milly chiede un'intercessione per avere in dono "un peluche", Antonio implora la salute per il nonno malato. Nella chiesetta di San Gaetano,a Brancaccio, periferia est di Palermo, il libro che custodisce anni di dediche in ricordo del parroco Don Puglisi, ucciso dalla Mafia, è una rassegna di preghiere di bambini, implorazioni di adulti, frasi di ammirazione, di rimpianto. Dieci anni dopo il suo assassinio,con una pallottola alla nuca, il 15 Settembre 1993, Don Puglisi sembra diventato un'icona popolare. La chiesa di Paleremo lo ha proposto per la beatificazione, il Comune progetta di ingrandire il giardinetto creato un anno fa sul luogo dell'assassinio, il Centro Padre Nostro, voluto da Don Puglisi, moltiplica le sedi, la circoscrizione Brancaccio-Settecannoli ha intitolato al parroco assassinato la sala consiliare. E non è tutto. Il regista Roberto Faenza sta per cominciare la riprese di un film su Don Puglisi, ha reclutato come consulente un giornalista, Francesco Deliziosi, allievo e biografo del Sacerdote, ha dichiarato di avere scelto come interprete Luca Zingaretti, la celebre pelata del Commissario Montalbano. Come se questo sacerdote schivo, umile, ignorato in vita, fosse diventato un santino buono per tutti gli usi, ma tra quelli che condivisero con Don Puglisi, nel silenzio e nell'oscurità, il faticoso impegno per rendere Brancaccio, "quartiere senza", un posto migliore, c'è un aria di amarezza, di tristezza, di delusione. "Tolta la lapide in Chiesa, Padre Puglisi ciao, ce lo siamo dimenticati" riassume Gregorio Porcaro, 44 anni, che fu Vice del Parroco a Brancaccio, e oggi, lasciato il sacerdozio, è sposato e padre di due figli. Perché di tutte le battaglie civili combattute nel quartiere, storico bastione di Cosa-Nostra, una soltanto è stata vinta: quella per avere la scuola media. Inaugurata il 13 gennaio del 2000, tenuta a battesimo dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, la scuola è un grande edificio con un allegro atrio, con i pilastri decorati dai bambini, dove si studiano strumenti musicali, si stampa un giornalino intelligente, si promuovono iniziative curiose come, per esempio "l'adozione" di un parlamentare(il primo è stato il diessino Giuseppe Lumia allora presidente della commissione parlamentare antimafia), chiamato in classe a discutere con gli studenti "quando siamo arrivati, la dispersione scolastica a Brancaccio era del 27%" ricorda il Presidente Gaetano Pagano. "Dopo l'elementari, cioè, più di un bambino su quattro abbandonava la scuola. Oggi quel tasso si è ridotto del 6%". Un successo. Da guardare senza illusioni. Dice Pagano: "c'è chi pensa che, se si apre la scuola, la gente cambia. Non è vero: ci vogliono generazioni. La nostra antimafia è fare il nostro dovere: si entra puntuali, si rispettano le regole". A poche decine di metri dalla scuola, sulla via Azolino Hazon, strada simbolo del degrado di Brancaccio, una squallida cortina di mattoni giallastri chiude gli scantinati del n° 18. Fino all'ultimo giorno della sua vita Don puglisi chiese alle istituzioni dal Comune alla prefettura, di requisire quei locali per stroncare i traffici che lì dentro si svolgevano, dalla prostituzione minorile allo spaccio". Dieci anni dopo, con gli scantinati, siamo all'anno zero" protesta Pino Martinez, 50 anni, impiegato all'Italtel e fondatore, a Brancaccio, di quell'associazione intercondominiale che fu a fianco del parroco puglisi nelle sue battaglie contro il degrado e l'incuria pubblica. Un anno fa il sindaco di Paleremo, Diego Cammarata, annunciò che il Comune avrebbe acquistato gli scantinati. Oggi l'Amministrazione si prepara a presentare al Consiglio comunale la delibera d'acquisto(mezzo milione di Euro, la cifra pattuita con il curatore fallimentare dell'impresa che costruì il palazzo). "I tempi delle istituzioni sono lunghi" si lamenta Maurizio Artale 40 anni, responsabile del Centro Padre Nostro. "La Mafia non fa tutti questi ricami: se decide una cosa, la fa". Così è stato con l'assassinio di Don puglisi, l'ultimo dei grandi delitti palermitani, ordinato(dicono le sentenze della magistratura) dai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, i dittatori -mafiosi di Brancaccio, prediletti da Totò Riina, fra i registi delle stragi del 1993. E così è stato con gli attentati che, nella generale distrazioni precedettero quell'esecuzioni. Come l'incendio delle porte di tre componenti dell'associazione intercondominiale, il 29 Giugno 1993, un'intimidazione che ebbe per protagonisti anche alcuni mafiosi impiegati poi nell'agguato al parroco a cominciare dal killer Salvatore Grigoli. Dieci anni dopo, la magistratura ha condannato mandanti ed esecutori dell'assassinio di Don Puglisi, ma celebra con gran lentezza il processo contro gli autori dell'attentato. "Gli avvocati dei mafiosi dicono: fu una «abbruciatina», una ragazzata, altro che attentato" racconta Martinez, che da anni non vive più a brancaccio. L'associazione intercondominiale attende con pazienza il verdetto di primo grado. "Siamo rimasti in pochi, le teste dure" scherza Martinez. Confida: "siamo bloccati" che possibilità abbiamo di mostrare che vale la pena di combattere con noi?". Non si vede una gran voglia di combattere a Brancaccio. In una stanzetta della parrocchia, sotto un gran ventilatore, Don Mario Golesano, il successore di Don Puglisi, dice di vedere un quartiere diviso in tre:" Un terzo, famiglie soprattutto, si è riunito in torno alla parrocchia. Un terzo sono gli indifferenti. E un terzo i mafiosi. L'anno scorso hanno messo a soqquadro il nostro archivio, quest'anno, una notte, hanno costruito un muretto all'ingresso del Centro padre Nostro. Ci ricordano che ci sono anche loro. Come le Campane, che suonano ogni giorno". La Mafia di Brancaccio a campane insidiose. L'ultimo capo del mandamento, secondo gli investigatori è un medico, Giuseppe Guttadauro, finito in carcere il Giugno scorso insieme con un ex assessore comunale Domenico Miceli, UDC, con cui mostrava grande intimità. Nella casa del boss, piena di microspie si discuteva di politica e di appalti e si vantavano conoscenze influenti. Tanto che l'inchiesta su Guttadauro ha lambito anche la presidenza della Regione: il governatore Totò Cuffaro ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Don Golesano è consulente di Cuffaro, a titolo gratuito. "Mi occupo di solidarietà, aiuto le famiglie ad avere aiuti. E sono grato al presidente perché, grazie a quest'incarico, viaggio, conosco, associazioni, visito paesi della Sicilia di cui non conoscevo l'esistenza". Don Puglisi ebbe con le istituzioni rapporti ispidi, difficili: si batteva per la dignità dei cittadini di una periferia ignorata e non travava ascolto. "Oggi i nostri rapporti col Centro Padre Nostro sono eccellenti" garantisce Sandro Terrani, 34 anni, Presidente della Circoscrizione, azzurro di Forza Italia. «Ogni tanto vado a trovate Padre Mario in Chiesa, lo trovo con cinquanta bollettew dell'Enel in mano."Come faccio a pagarle?" si dispera. E spesso gli do una mano io». Nella palazzina di Via Brancaccio 461, dove ha sede il Centro Padre Nostro, ricevono assistenza almeno seicento persone delle ottomila che abitano a Brancaccio "siamo diventati quasi un ministero" sospira Maurizio Artale. "Dal trovare l'avvocato per i detenuti alla distribuzione del cibo, facciamo tutto noi. E le nostre assistenti sociali fanno perfino l'istruttoria su che chiede i contributi al comune". Il centro ha aperto sedi in due altri quartieri,l'ex Zen e Falsomiele, recluta 40 volontari, ha appena ottenuto un finanziamento dalla regione per settantacinquemila euro per impegno diretto del Presidente Cuffaro. Sforna progetti che le amministrazioni pubbliche finanziano. Con alterne fortune. Lo scorso Agosto per esempio, l'Assessore regionale Enti Locali ha accreditato al Centro centocinquantamila Euro per l'apertura di una Casa d'Accoglienza per barboni. Ci sono i soldi ma la casa no. "In Aprile avevamo chiesto di ottenere alcuni locali confiscati al costruttore Gianni Ienna. Lui gestisce l'agenzia del Demanio, come patroni frutto di riciclaggio. Non abbiamo mai avuto risposta". AL Centro Padre Nostro, oggi, i fedeli di Don Puglisi rimproverano di fare a gara per ottenere contributi pubblici usando in nome di un sacerdote che non aveva masi avuto una lira, se non dai volontari. Artale si arrabbia: "ci dicono sempre:ah, Don Puglisi questo non l'avrebbe fatto, Don Puglisi questo non l'avrebbe detto. Non se ne può più". Sulla porta del Centro, una grande insegna bianca ricorda Don Pino"barbaramente ucciso". La parola Mafia non c'è come epitaffio per un sacerdote che l'ha combattuta fino a morirne. Si poteva fare di meglio.

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