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Attentati ai collaboratori di don Puglisi. Al processo rivive la rivolta di Brancaccio

data articolo 01/02/2002 autore Giornale di Sicilia categoria articolo RASSEGNA
 
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Articolo del Giornale di Sicilia
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I boss seguono distratti ma stizziti, collegati in videoconferenza con un'aula dove, oltre ad un processo, si celebra la ribellione di una parte di Brancaccio al loro potere assoluto. Loro, i membri dell'associazione intercondominiale di via Azolino Hazon, affrontano l'udienza a viso aperto: il testimone sul pretorio, il pubblico in aula ad ascoltare composto. Nessuno si nasconde. Ci sono anche studenti di due scuole superiori, l'ITI Volta e il liceo scientifico Ernesto Basile, a gremire l'aula della quinta sezione del tribunale, di fronte alla quale i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Nino Mangano e Gaspare Spatuzza, assieme a due presunti gregari, Vito Federico e Santo Carlo Cascino, rispondono di danneggiamenti e intimidazioni. I fatti precedettero di poco l'omicidio di don Puglisi (15 settembre del 1993). Sono gli ex collaboratori di don Pino Puglisi, a gremire l'aula, sono uomini e donne di Brancaccio a chiedere giustizia. A deporre è Pino Martinez, uno dei danneggiati: il 29 giugno '93 furono bruciate la porta di casa sua e quelle di altri due componenti il comitato, Mario Romano e Giuseppe Guida. Al collegio presieduto da Salvatore Barresi il teste ha raccontato quel periodo "caldo": il grande condominio di via Hazon, nel cuore di Brancaccio, con il sostegno del parroco di San Gaetano, portò avanti una serie di iniziative per denunciare il degrado e per tentare di riscattare la disastrata realtà di Brancaccio. Stampa quotidiana e informazione televisiva, ha raccontato Martinrez, conobbero e raccontarono quel che avveniva a Brancaccio, quartiere che faticosamente tentava di uscire da anni di isolamento e arretratezza culturale. Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Egidio La Neve, il testimone ha ricordato l'incontro rappresentanti del comitato con il prefetto del tempo, Giorgio Musio. Anche in quel caso padre Pino era al loro fianco. "Lui aveva però che stavano rischiando -ha detto Martinez -e aveva cominciato ad essere protettivo nei nostri confronti. Attraverso le sue omelie e i suoi interventi ci fece capire che non avrebbe mai accettato con indifferenza -che uno dei suoi figli fosse colpito violentemente". La filosofia di don Puglisi, nel ricordo del teste, era semplice: "Non chiedere come favore quello che è di tuo diritto". Il comitato è riuscito a costituirsi parte civile sebbene sia stato costituito legalmente, come associazione intercondominiale, dopo la morte di don Pino: gli avvocati che lo rappresentano, Marzio Tricoli e Giovanna Giaimo, hanno dovuto vincere per questo una difficile battaglia legale. I fratelli Graviano e i loro luogotenenti, Mangano e Spatuzza (tutti detenuti da anni):sono già stati conolannati all'ergastolo, con sentenza definitiva, per l'omicidio Puglisi. Dopo la costituzione di parte civile l'associazione di via Hazon -che ha anche un sito internet all'indirizzo www.angeifire.com/journal/puglisi -ha ottenuto in questi giorni numerose solidarietà: tra gli altri anche il presidente dell'Antimafia, Roberto Centaro, Emergency e il Centro Impastato. R. Ar.

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