Nelle periferie iniziò il suo viaggio da Pontefice. «Ho sentito che dovevo venire qui oggi dopo aver letto di altri immigrati morti in mare», disse il giorno in cui arrivò a Lampedusa per il suo primo viaggio ufficiale.
Era l'8 luglio del 2013. Nelle periferie Papa Francesco ha continuato il suo percorso: «Abbiamo bisogno di cristiani del sorriso - fu il suo appello quando il 15 settembre 2018 ricordò a Palermo il venticinquesimo anniversario dell'omicidio di don Pino Puglisi - abbiamo bisogno di cristiani che credono nell'amore e vivono per servire». Nelle periferie della Sicilia, Lampedusa e Brancaccio, Papa Francesco ha segnato i capisaldi per costruire una Chiesa dell'impegno, ma anche una società più attenta e solidale. A partire da alcuni testimoni in prima linea al fianco dei migranti: uno in particolare, fratello Biagio Conte, il pontefice volle incontrarlo durante la sua visita a Palermo. Il Papa, il missionario laico e gli ospiti della missione Speranza e Carità pranzarono insieme, con delle forchette di plastica. «Quel giorno - disse Papa Francesco all'indomani della morte del frate laico, due anni fa - ho intravisto nel volto di Biagio Conte il volto stesso di Gesù, perché non aveva mai smesso di offrire consolazione, protezione e speranza ai poveri». Papa Francesco è ritornato idealmente in Sicilia quando ha citato altri modelli da prendere ad esempio: «Padre Pino Puglisi, il giudice Rosario Livatino, i magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono vere cattedre di giustizia», disse il 16 ottobre scorso, in video collegamento con la Pontificia facoltà teologica di Sicilia, che ha sede a Palermo, in occasione dell'apertura del nuovo anno accademico. «Questi testimoni invitano la teologia a contribuire al riscatto culturale di un territorio ancora segnato dalla piaga della mafia».
Parole forti, i discorsi siciliani di Papa Bergoglio sono andati sempre oltre l'Isola. Il primo discorso da Lampedusa ha fissato un cardine del pontificato di Bergoglio: «Dobbiamo impegnarci - rilanciò - contro la globalizzazione dell'indifferenza, che ci rende tutti "innominati", per citare Alessandro Manzoni, ci rende tutti responsabili senza nome e senza volto». Fino all'ultimo, il Papa vicino agli ultimi ha ricordato ai potenti della terra e alle persone comuni la necessità di non girarsi dall'altra parte. «Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Chi ha pianto per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?». Domande di quel primo viaggio a Lampedusa che hanno segnato l'intero percorso del Papa arrivato da un'altra periferia del mondo, il Sud America. Anche altre parole pronunciate in Sicilia sono diventate l'impegno prioritario di un pontificato. Le parole per la conversione dei mafiosi e la condanna della "struttura di peccato" mafia. «Non si può credere in Dio ed essere mafiosi», disse Bergoglio sul lungomare di Palermo, davanti a centomila persone. Il Papa si rivolse direttamente agli uomini e alle donne di Cosa nostra, proprio come avevano fatto Papa Wojtyla e don Pino Puglisi: «Ai mafiosi dico, cambiate fratelli e sorelle. Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Voi sapete che il sudario non ha tasche». Ma Papa Francesco è voluto andare anche oltre, non si è mai limitato agli appelli. Così, qualche anno fa, creò una commissione di esperti per mettere per iscritto la scomunica alle mafie, nel catechismo e nel codice di diritto canonico. Nel gruppo di lavoro c'erano l'ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, c'era anche l'ex vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi.
Un gruppo che ha lavorato tanto, è stata anche stilata una bozza finale, ma è rimasta tale, si è infatti impantanata nei meandri della Curia vaticana, in più di un'occasione contraria alle riforme del pontefice. Il messaggio di Papa Francesco è comunque ormai diventato pietra angolare. Un messaggio fatto di gesti concreti: di quel primo viaggio a Lampedusa restano le carezze ai migranti stremati dal lungo viaggio, le domande per capire, il suo sguardo mentre ascoltava racconti di terribile sofferenza. E, poi, ancora parole di speranza. «Che l'esempio di don Pino faccia nascere tante vocazioni», scrisse il Papa nel registro del Centro Padre nostro di Brancaccio.
Dice Maurizio Artale: «Parole che oggi sono un richiamo per tutti, Ognuno di noi deve avere una vocazione, per dare un senso all'appello di don Puglisi: "Se ognuno fa qualcosa si può fare molto"».
BERGOGLIO E LA SICILIA
1) Il primo viaggio
L'8 luglio 2013, Papa Francesco arriva a Lampedusa per il primo viaggio del suo pontificato. Un viaggio che ha segnato l'intero percorso di Bergoglio
2) L'anniversario di Puglisi
II 15 settembre 2018, Papa Francesco arriva a Palermo dopo una veloce tappa a Piazza
Armerina. L'occasione è il venticinquesimo anniversario dell'omicidio di don Pino Puglisi Il Papa visita anche la casa del beato Puglisi dopo un bagno di folla al Foro Italico, per una messa con 100 mila persone
3) Il ricordo dei martiri
Nell'ottobre scorso, il Papa si collega con la Facoltà teologica di Palermo e indica i modelli da seguire, cita non solo don Puglisi, ma anche i giudici Livatino, Borsellino e Falcone
di Salvo Palazzolo
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