Nel giorno di padre Puglisi, dell’anniversario del suo assassinio per mano mafiosa, molte le iniziative che si sono celebrate. Al centro polivalente sportivo «Padre Puglisi & Padre Massimiliano Kolbe» di via San Ciro, a Brancaccio, con la messa a dimora di 20 alberi di ulivo dedicati ai 20 bambini ebrei uccisi nella strage nazista di Bullenhuser Damm del 1945.Il Governatore Renato Schifani ha preso parte alla cerimonia. Di pomeriggio, nella parrocchia Santa Maria della Pietà, in piazza Kalsa, dove fu battezzato Puglisi, si è tenuta la celebrazione eucaristica. Domani alle 16, in piazzetta Beato Puglisi, il commissario dell’Icap, Giuseppe Chiarelli, presenterà il progetto definitivo dei lavori di riqualificazione dell’area. Numerose le testimonianze di uomini politici, semplici cittadini, uomini di chiesa, associazioni 32 anni dopo il martirio del sacerdote che operava nella chiesa di San Gaetano. Ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale la giuria del premio Puglisi guidata dall’arcivescovo Corrado Lorefice. mentre la regione dedica l’anno scolastico al prete di Brancaccio, ilo sindaco Roberto Lagalla lo ricorda come «un cittadino che ha fatto il proprio dovere con coerenza, che non cercava il martirio né voleva fare l’eroe. E in una terra come la nostra, dove la normalità è spesso rivoluzionaria, questo è bastato per attirare l’odio mafioso». «Restano vivi l’esempio e la memoria di un sacerdote che con la forza del Vangelo ha sfidato la mafia -è stato il messaggio di Ignazio La Russa, presidente del Senato-. Il suo sacrificio è ancora oggi testimonianza di fede, coraggio e responsabilità che la Nazione ha il dovere di custodire e tramandare». Commosso il ricordo del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: «Ha combattuto la mafia con coraggio sacrificando la sua vita per la libertà e le legalità, soprattutto per i giovani». Il governatore Schifani si è soffermato sulla figura del sacerdote parlando di «un riferimento alto per tutto il Paese a 32 anni dal delitto»; l’assessore regionale Edy Tamajo dice «che il suo ricordo ci chiama alla responsabilità verso i ragazzi; secondo l’europarlamentare Leoluca Orlando «ha fatto più paura ai boss di Cosa nostra di quanto non facessero le armi e le sentenze dei magistrati». Il senatore meloniano Raoul Russo dice che «non vanno disperse la sua gentilezza e la sua tenacia». Per Marco Intravaia, componente della commissione regionale antimafia «il suo ricordo è un monito per tutti a combattere l’illegalità». «Un esempio per tutti», sintetizza il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo. Mentre per Giorgio Mulè, vicepresidente della camera di Forza Italia, «nel segno di Don Pino bisognerà andare avanti nella lotta alla mafia con quella ferrea e serena determinazione che ci ha insegnato». Davide Faraone, Italia Viva: ha parlato Marcello Caruso, segretario regionale di Forza Italia.
Gi.Ma.
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