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A casa Al Bayt accoglienza e aiuto per donne con minori vittime di violenza

Gestita a Palermo dalla cooperativa "Il sorriso del beato Giuseppe Puglisi" del Centro Padre Nostro accoglie 13 persone pił altre 5 in caso di emergenza

data articolo 27/10/2022 autore Redattore Sociale categoria articolo RASSEGNA
 
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A casa Al Bayt accoglienza e aiuto per donne con minori vittime di violenza
Casa Al Bayt

ALERMO - Cercano di raggiungere la serenità in questa villa con grandi spazi aperti in mezzo al verde degli agrumeti palermitani. Sono le donne accolte insieme ai loro bambini a Casa Al Bayt, gestita dalla cooperativa “Il sorriso del beato Giuseppe Puglisi” del Centro Padre Nostro. Casa Al Bayt, in convenzione con il comune,  nasce nel 2011 e si caratterizza come una comunità di tipo familiare, finalizzata all'accoglienza temporanea di donne, gestanti o con minori, che necessitino di un luogo sicuro, in cui sottrarsi a situazioni di maltrattamento e violenza.

Attualmente ha accolto 4 nuclei familiari di donne di cui due straniere (una ghanese e una romena) con minori per un totale di 13 persone. La donna viene “presa per mano” ed accompagnata in un percorso di consapevolezza e riconoscimento delle sue capacità che accrescono a poco a poco autostima e autonomia di vita.

L'accesso delle donne all'interno della casa avviene attraverso comunicazione da parte dei Servizi Sociali o degli Organi Giudiziari. La capienza della casa prevede l’accoglienza di 13 persone, tra donne e minori che però, essendo la struttura molto grande, può estendersi ad altri 5 posti letto per casi di emergenza.

Il periodo di permanenza del nucleo varia in relazione alle caratteristiche del caso; viene stimata in un periodo di 6 mesi, prorogabile sino ad un anno. Per i minori viene subito assicurata la continuità scolastica e l'assistenza pediatrica.

Le figure professionali che vi operano sono 12: psicologa (responsabile della struttura), psicologo, 3 Educatori, 1 Assistente Sociale, 1 Mediatore culturale, 1 Psicoterapeuta, 1 Amministrativo, 1 Ausiliare, 1 Cuoco, 1 Avvocato convenzionato con il  centro assistenza legale.

"Siamo un'equipe, ormai affiatata che da anni, si impegna per aiutare queste donne con i minori - dice Maria Grazia Amato, presidente della cooperativa 'Il sorriso del beato Giuseppe Puglisi' che gestisce la casa di accoglienza -. Da quando abbiamo aperto la Casa sono stati accolti circa 50 nuclei di mamma con uno o più figli al seguito. Ci attiviamo in modo diverso in relazione ai casi che abbiamo. L'inserimento dentro la casa può avvenire nei casi più critici in maniera coatta oppure si concorda con la donna. Quelli coatti sono inserimenti che avvengono con decreto esecutivo ed urgente con l'intervento delle forze dell'ordine. Questi sono i casi più traumatici perché la donna che si reca dalle forze dell'ordine spera che venga allontanato dalla abitazione il compagno piuttosto che lei con i propri figli. Non appena viene inserita in struttura si attiva subito una procedura di accoglienza della donna che deve percepire di sentirsi a suo agio e in un luogo protetto. Successivamente, si avvia anche un percorso di valutazione per i minori delle competenze genitoriali di padre e madre. Gli inserimenti concordati con la donna, invece, hanno una fase preventiva con i servizi sociali. Per entrambe le situazioni con la donna viene stilato un progetto di aiuto personalizzato per lei e per i minori. Il sistema, purtroppo, è lento ed è la comunità che si occupa subito di tutto perché la presa in carico effettiva in rete con tutte le altre istituzioni competenti avviene dopo circa 3 mesi. Nella maggior parte dei casi abbiamo donne che non hanno una rete di riferimento e sono sole; quando c'è un supporto parentale il percorso è meno difficile".

"La fase di inserimento è sempre molto delicata perché serve sia alla donna che a noi per instaurare gradualmente un buon rapporto di fiducia - prosegue Giulia Raja, responsabile di Casa Al Bayt -. Si  prepara insieme alla donna un progetto di aiuto, in rete con l'Eiam (Equipe interdisciplinare contro abuso e maltrattamento) che abbia degli obiettivi concreti condivisi (valutati ogni tre mesi) analizzando punti di forza e di debolezza. Sia donna che minori possono anche dentro la casa riprendere la loro autonomia ma sempre nel rispetto di regole previste per la loro sicurezza. La Casa Al Bayt, in quanto è ad indirizzo riservato, per metodologia, a garanzia della serenità di tutte le persone accolte, non permette le visite ma fa effettuare in uno spazio neutro eventuali incontri con i familiari". "Lavoriamo sulla consapevolezza della storia della donna - aggiunge - e poi, sul rafforzamento della funzione genitoriale, sulla formazione ed sul supporto socio lavorativo. La donna non è sola ed il successo di un percorso è legato anche alla possibilità di effettuare un monitoraggio di rete del nucleo familiare una volta uscito dalla struttura. Sicuramente i percorsi sono complessi e tutti diversi ma vedere a poco a poco il cambiamento della donna è per noi grande motivo di soddisfazione. Abbiamo per esempio oggi due donne che, dopo essere arrivate da noi con interventi coatti per violenza e maltrattamento, dopo qualche tempo, adesso lavorano come ausiliarie di Casa Al Bayt". 

di Serena Termini

Fonte: Redattore Sociale

tag accoglienza tag casa al bayt tag violenza contro le donne segnala pagina Segnala commenta articolo
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