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Don Golesano: «continueremo il nostro lavoro»

data articolo 29/05/2002 autore La Repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Articolo de La Repubblica
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La chiesa di Brancaccio è di nuovo nel mirino. Lunedì notte la parrocchia di San Gaetano, che fu di Don Pino Puglisi, è stata devastata. Poche ore dopo qualcuno ha tentato di entrare nella chiesa di Maria Santissima delle Grazie, in via Conte Federico. Poi i ladri hanno fatto irruzione nella chiesa di Don Antonio Garau, in via Decollati, dove è stata rubata l'elemosina. Due giorni prima era toccato alla Parrocchia di Maria Santissima del Crocifisso, a Ciaculli. Il gesto più grave resta quello di San Gaetano: porte divelte, arredi danneggiati, paramenti e oggetti sacri di valore rovesciati sul pavimento, eppure non manca nulla. Il raid di ieri ha un chiaro significato, secondo il parroco Mario Golesano. «E' l'intimidazione di chi vive nella illegalità, ma noi continueremo il nostro lavoro con lo stesso stile che ci ha dettato don Puglisi nel motto: "E se ognuno fa qualcosa". Continueremo con il sostegno di quanti hanno voluto manifestarci la loro solidarietà. Don Puglisi veglierà su di noi ­dice Golesano -andremo avanti con la sua fede e con il suo coraggio, fedeli al mandato della chiesa e della società civile». Anche il Cardinale Salvatore De Giorgi fa sentire la sua voce da Brancaccio. Esprime «amarezza, sconcerto e indignazione» e si dice «spiritualmente vicino ai parroci colpiti e alle loro comunità. «Manifesto viva preoccupazione -è il messaggio del Capo della Chiesa siciliana - per il succedersi troppo ravvicinato di episodi che fanno temere per la sicurezza dei luoghi sacri e soprattutto delle persone». A San Gaetano i vandali sono entrati da una finestra posteriore della chiesa. Hanno agito con calma, rovistando in tutti i locali della parrocchia: dalla sacrestia all'altare. Alla fine hanno portato via solo qualche spicciolo dalla cassetta dell'elemosina. Ma si sarebbero traditi lasciando alcun impronte, che ieri mattina sono state rilevate dai tecnici della sezione Investigazioni scientifiche dei carabinieri. Era dal 1993 che la parrocchia di San Gaetano non veniva violata: quell'anno, a giugno, i boss incendiarono alcuni mezzi della ditta che stava restaurando la chiesa. A settembre il parroco fu ucciso: nelle settimane precedenti aveva inutilmente fatto un pellegrinaggio fra i palazzi delle istituzioni cittadine, chiedendo servizi sociali, una scuola media e soprattutto più attenzione per Brancaccio. Ieri mattina la notizia del raid a San Gaetano è corsa veloce in città: fra i primi a portare solidarietà a Don Golesano, il sindaco Diego Cammarata. Poi un lungo elenco di presenze e dichiarazioni. Dal presidente della Regione Cuffaro al presidente e vicepresidente del consiglio comunale di Palermo, Cordaro e Apprendi; l'Assessore alle Attività Sociali Di Gesaro; il presidente della commissione Attività Sociali Drago, il capogruppo azzurro Campagna. Quindi anche il Presidente della commissione parlamentare antimafia Centaro, i deputati di Forza Italia Fallica e Ferrara, i diessini Violante e Garraffa, il quale dice: «l'oltraggio alla chiesa di San Gaetano è un'offesa per tutta la città, don Puglisi viene considerato avversario dell'illegalità anche da morto». Giuseppe Lumia, capogruppo dei DS in commissione antimafia, propone un'analisi: «Chi compie atti di questo tipo cerca senz'altro di intimidire chi, come padre Mario, lavora sulla scia di Don Puglisi, per il riscatto e la promozione di un quartiere come Brancaccio, in cui tutti, istituzioni e società civile, abbiamo ancora tanto da fare». Il Comune fa sapere che provvederà a riparare i danni causati dai vandali. Inoltre l'opera della parrocchia e del Centro Padre Nostro continua. Giovedì un altro passo importante per trovare una soluzione all'annosa vicenda dello scantinato di via Azolino Hazon: l'amministrazione Cammarata ha deciso di acquistarlo e riconvertirlo ai fini sociali, così come si ostinava a chiedere padre Puglisi. Non è una scelta facile: quello scantinato è da sempre una delle roccaforti dell'illegalità a Brancaccio.

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